Laboratorio Zeta 06: ombre nere su Atene

La crisi morde in Grecia e probabilmente fanno ancora più male le drastiche misure di austerità che secondo i piani della maggiori autorità internazionali dovrebbero condurre il paese in acque più tranquille. Come abbiamo avuto modo di constatare le misure di rientro dalla crisi, oltre a risultare inefficaci e inique, non tengono affatto conto delle tensioni sociali e politiche che ingenerano.

Nel paese ellenico la tensione sale a vista d’occhio senza interruzione, almeno dal dicembre 2008 a oggi. L’esasperazione della popolazione di fronte alla disoccupazione, al taglio dei salari e delle pensioni, alla sottrazione di diritti e alla messa in crisi di servizi pubblici essenziali fino a ieri garantiti, è tangibile e preoccupa molti tra analisti e semplici cittadini. Un dato tra tutti, l’aumento nell’arco di un anno del tasso di suicidi del 40%, restituisce la dimensione del dramma vissuto dal paese.

In questo quadro, come già altre volte nella storia, si radicalizzano tendenze politiche di estrema destra, che assumono, probabilmente per la prima volta nel paese, i tratti odiosi della violenza razzista e squadrista. La città di Atene è ormai da più di un anno territorio di caccia al migrante e al richiedente asilo, spesso con la copertura se non con la complicità delle forze di polizia. Non si contano le aggressioni a persone ed esercizi commerciali. Episodi all’ordine del giorno, che il più delle volte non vengono neanche denunciati da chi li subisce, ma che a volte hanno conseguenze gravissime, fino a portare alla morte degli aggrediti. Tra i gruppi più in vista L’Alba d’Oro, organizzazione neonazista che sembra piazzarsi nelle proiezioni elettorali al 3.5% dei consensi, la qual cosa ne determinerebbe l’ingresso in parlamento.

La condizione di migranti e richiedenti asilo nel paese è drammatica già da molti anni. Dopo la chiusura delle frontiere meridionali dell’Unione tramite accordi bilaterali con i paesi nordafricani, i richiedenti asilo si vedono da anni costretti a passare per la Grecia per accedere in Europa. Purtroppo le frontiere greche verso gli altri paesi dell’Unione sono presidiate come fossero frontiere esterne e quanti entrano in Grecia riescono sempre meno a uscirne. Le responsabilità del governo di Atene sono evidenti: da un lato fomenta la retorica della presenza migrante che il paese non è in grado di assorbire, dall’altro accetta questa sostanziale sospensione del trattato di Schengen per proteggere gli altri paesi membri dalla “invasione”. In maniera abbastanza singolare divengono oggi prioritarie per lo stato greco l’ultimazione della barriera anti-migrante nella regione di Evros, al confine con la Turchia, e la costruzione di 30 nuovi centri di identificazione (assimilabili ai Cie italiani), per un totale di 1000 nuovi posti.

Sull’affermazione delle destre estreme influisce senza dubbio la posizione parlamentare della classica destra di governo, rappresentata dal partito della Nuova Democrazia, che appoggiando il governo Papadimos e i memorandum europei, avrebbe perduto il consenso della base. In ogni caso le elezioni ancora non sono state calendarizzate e non si ha alcuna certezza rispetto al loro effettivo svolgimento.

Il 25 marzo in una Atene blindata da più di 7000 poliziotti, si è svolta la tradizionale parata militare e studentesca per festeggiare la liberazione dall’Impero Ottomano. Per accedere alla parata sono stati messi a punto degli appositi pass per selezionare le presenze ed evitare contestazioni. In altre città del paese la parata, che ha un altissimo valore simbolico per il paese, è stata direttamente annullata.

Nel frattempo si moltiplicano le ronde fasciste a presidio dei quartieri e giungono notizie di addestramenti segreti in paesi confinanti. Per essere pronti ad ogni evenienza…

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione contributi di:

-Giorgos Delastic, giornalista

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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