Radio Sham: opposizioni e resistenze

Primo appuntamento con Radio Sham, settimanale di approfondimento sulla rivolta siriana in collaborazione con Lorenzo Trombetta. In questa prima puntata cerchiamo di disegnare un quadro delle coalizioni di opposizione nate in seno alla ribellione e del loro effettivo peso nelle strade siriane. Dopo oltre 40 anni del regime degli Assad i cittadini comuni stanno sperimentando per la prima volta la possibilità di una dialettica politica pluralista che comprenda anche la possibilità di dissenso, non c’è da stupirsi quindi se le opposizioni appaiono frastagliate ed è forse controproducente la pretesa occidentale che vorrebbe un’unica voce a rappresentare le istanze del popolo siriano. Oltretutto l’assenza di una qualunque sfera pubblica ha ingessato la società civile che solo ora si sta risvegliando, quindi non dobbiamo immaginare un’opposizione fatta di persone con l’esperienza e gli strumenti tipici dei politici di professione. I due più vasti raggruppamenti sono il Consiglio Nazionale Siriano ed il Coordinamento Nazionale per il Cambiamento Democratico. Mentre il primo è costituito per un terzo dai Fratelli Musulmani, una delle forze storicamente più attive nel contrastare il regime di Damasco, da rappresentanti dei coordinamenti locali e da una serie di movimenti minori, il secondo è invece composto principalmente da oppositori di lunga data provenienti dai partiti della sinistra clandestina. Secondo quanto constatato da Lorenzo Trombetta dal suo punto di osservazione privilegiato a Beirut, le migliaia di siriani che ogni giorno rischiano la vita per rivendicare la propria libertà non si riconoscono in nessuno di questi due schieramenti, si sentono piuttosto come partigiani coinvolti nella resistenza contro l’occupazione del potere e la repressione degli Assad e del loro enturage.

Nella seconda parte della nostra conversazione con Lorenzo Trombetta abbiamo affrontato un altro nodo cruciale per comprendere quello che sta avvenendo nel paese: la militarizzazione della rivolta e la presenza o meno di forze straniere sul terreno. Dopo un anno e migliaia di morti da quel 15 marzo 2011, che è la data convenzionale di inizio della ribellione, sono sempre di più i siriani che dopo l’iniziale entusiasmo per l’idea di una lotta non violenta si stanno arrendendo all’idea che solo attraverso le armi si possa porre fine alla dittatura del clan Assad. Sono quindi fiorite molte milizie in ogni parte del paese, alcune delle quali legate al cosiddetto Esercito Libero Siriano, che spesso però non accompagnano lo sforzo militare ad una progettualità politica e in molte occasioni si stanno macchiando di crimini come denunciato in un recente rapporto di Human Rights Watch. A complicare ulteriormente il quadro ci sono le voci di presenze straniere nel paese: vari articoli di stampa parlano della presenza di guerriglieri provenienti dalla Libia, dall’ Arabia Saudita e dal Qatar oltre che di ufficiali britannici e francesi. Secondo il sito di intelligence israeliano Dabka FIles alcuni ufficiali francesi sarebbero stati addirittura catturati dalle autorità siriane, mentre la tv di stato mostra le confessioni di rivoltosi che dicono di essere stati istigati ed armati da potenze estere. Dal canto loro le opposizioni hanno mostrato filmati di pasdaran iraniani e guerriglieri di Hizbullah che starebbero al fianco delle truppe siriane e dei famigerati shabbiha. Tuttavia Trombetta rileva come siano poche le voci che effettivamente trovano conferma e che comunque sembra che queste influenze siano poco rilevanti rispetto ai numeri dei siriani nelle piazze. Non bisogna cadere nella tentazione, sostiene Trombetta, di gridare al complotto in omaggio al tradizionale ruolo anti-americano di Assad, senza vedere che quella in corso in Siria è una rivolta di popolo che coinvolge un’ampia parte del paese.

Lorenzo Trombetta è uno studioso di questioni siriane, vive da 14 anni tra Siria, Giordania e Libano. Autore del volume “La Siria nel nuovo medioriente“, attualmente cura il blog SiriaLibano.com

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