Laboratorio Zeta 05: Sparare sulla croce rossa

L’esperimento Grecia mostra il suo volto più feroce se si parla di sanità. I tagli hanno sostanzialmente abolito il diritto alla salute e alle cure mediche nel paese. Il sistema sanitario greco non ha certo mai figurato tra i maggiormente sviluppati ed efficienti d’Europa. Anche prima della crisi la spesa pubblica destinata alla sanità ammontava a circa il 6.5 %, a fronte di una media europea del 12.5. Una situazione che portava molte famiglie a ridursi sul lastrico per far fronte alle spese sanitarie causate dalla malattia di un congiunto, in un quadro che per cifre e parametri era sovrapponibile a quelli statunitense o messicano.

Ciononostante sono molto pesanti le misure che si stanno abbattendo su questo già fragile sistema. La scure dell’austerità ha individuato proprio nella sanità pubblica uno dei capitoli di “spesa superflua” da stralciare dal bilancio dello stato. Nell’immediato i tagli determineranno l’abolizione di 4.500 posti letto, la fusione dei 137 ospedali del Paese in 83 e la chiusura di interi ospedali o di singoli reparti. In un paese dalle difficili caratteristiche orografiche come la Grecia questo significherà semplicemente che molti cittadini del paese saranno totalmente esclusi dall’accesso alle strutture sanitarie (si pensi solo alla quantità spropositata di piccole e medie isole). A questo va aggiunto che in Grecia, anche prima delle misure imposte dalla troika, il numero delle ambulanze era decisamente insufficiente rispetto alla popolazione e alla vastità del territorio. Il personale, che ha subito pesanti decurtazioni salariali, si va progressivamente assottigliando; ai pensionamenti non rispondono più assunzioni e soprattutto sul fronte del personale ausiliario e degli infermieri la situazione è ormai ai limiti della sostenibilità. In seguito ai tagli alle strutture mediche pubbliche mancano moltissimi materiali e sempre più spesso il personale chiede aiuto ai familiari dei pazienti per procurare cibo o cose essenziali per un’assistenza decente. Per quanto riguarda i farmaci la situazione non è migliore, si assiste a una sorta di razionamento anche delle medicine più comuni quali l’aspirina. Mancano poi i costosissimi farmaci oncologici. Questo vuol dire la sospensione delle terapie in corso e la condanna a morte di moltissimi pazienti. Inoltre molti farmaci sono stati sostituiti dagli equivalenti generici, sulla qualità dei quali molti medici diffidano. Su questo ultimo punto c’è da segnalare la collusione tra le case farmaceutiche e il potere politico, che portano molti a  interrogarsi sulla reale entità dei controlli di qualità.

A tutto questo va aggiunto che già nell’immediato accedere alla sanità  pubblica è diventato molto costoso. Per qualsiasi prestazione, anche in regime di pronto soccorso, è stato istituito da circa due anni un ticket base di 5 euro, mentre per le visite si arriva a pagare fino a 70 euro, l’equivalente delle strutture private. E’ stata istituita la visita pomeridiana, costosa e incentivata dallo stato, per quanti non riescono a vedere le proprie richieste smaltite in ambito mattutino. Bisogna poi considerare che dal 2010 ad oggi il numero delle persone che si rivolgono al sistema pubblico, non potendo più permettersi quello privato, è aumentato del 25%. Non c’è alcuna eccezione per prestazioni basilari come ad esempio il parto, che costa in una struttura pubblica ben 900 euro (1500 nel caso di cesareo).

Un caso particolare è quello dei servizi psichiatrici, che oltre a subire i tagli applicati al resto del comparto, sono in procinto di esser ristrutturati operando un sostanziale azzeramento del sistema esistente in virtù della costruzione di strutture di contenzione rivolte ai degenti ritenuti più pericolosi. Si pensi a cosa questo può significare in un paese che ha visto il tasso di suicidi impennarsi negli ultimi anni e nel quale la dipendenza da sostanze diventa giorno dopo giorno un problema più evidente e scottante.

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione contributi di:

-Antonis Karavàs, patologo presso l’ospedale Erithròs Stavròs di Atene
-Thodorìs Megalo-Oikonomou, psichiatra di Atene
-Un’infermiera che preferisce rimanere anonima
-Un’ostetrica che preferisce rimanere anonima

 

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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