L’Alchimista 22: aumenta l’IVA, Morgan Stanley incassa

La notizia è emersa in sordina nei giorni scorsi ma forse meriterebbe maggiore approfondimento. L’Italia ha pagato a Morgan Stanley, colosso degli investimenti finanziari negli Stati Uniti, ben 3.4 miliardi di euro per estinguere dei contratti su prodotti derivati riguardanti il debito, stipulati nei primi anni novanta. La cifra corrisponde all’incirca alla metà degli introiti previsti dall’aumento dell’IVA per l’anno in corso. “E’ incredibile che non si discuta pubblicamente e in maniera approfondita del fatto che con questa operazione è come se ogni italiano, neonati compresi, avesse dato 50 euro a Morgan Stanley, è incredibile che non si parli del fatto che ogni volta che pagherò di più per fare la spesa, metà di questo surplus andrà a Morgan Stanley”, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni.

Tecnicamente i contratti cui si fa riferimento sono definiti SWAP, e consistono in sostanza nello scambio di condizioni contrattuali tra i contraenti. In pratica il nostro paese ha scambiato i propri interessi sul debito a tasso fisso con dei tassi variabili, probabilmente più convenienti all’epoca della firma dell’accordo, ma fattisi progressivamente più onerosi, tanto da convincere il tesoro a rescindere il contratto pur dovendo pagare la pesantissima clausola rescissoria. “Altra cosa difficile da credere è che sia praticamente impossibile risalire a quale governo abbia firmato questi accordi, sono informazioni pubbliche che però non si trovano da nessuna parte”, aggiunge Baranes.

In termini generali, questo sembra essere un esempio paradigmatico di come sotto il computo complessivo del debito pubblico, si nascondano molti meccanismi difficilmente riconducibili a dinamiche sane di gestione della cosa pubblica e di investimento sullo sviluppo e sul benessere del paese. “Quando parliamo di audit, parliamo proprio di questo, della necessità di analizzare l’origine del debito pubblico e decidere democraticamente quale parte vada giustamente ripagata e cosa invece sia da considerarsi debito illegittimo”, continua Baranes. E conclude dicendo che “ci viene detto che a causa del debito impazzito dobbiamo tagliare lo stato sociale, i diritti e le garanzie sul lavoro. Io ribalterei la questione, chiedendo che ci venga spiegato perchè a fronte di 90 miliardi di debito pubblico il nostro paese non sia dotato di infrastrutture degne di questo nome, abbia un servizio sanitario scadente e insufficiente, non si possa vantare di un welfare in grado di sostenere i cittadini. Cosa abbiamo fatto con questi soldi? L’esempio di Morgan Stanley ci fa riflettere sul modo in cui sono stati spesi e su come stiamo continuando a foraggiare gli istituti di credito con i soldi sottratti ai cittadini”.

Ascolta le altre puntate de L’Alchimista

Top