Mare Chiuso, un documentario sui respingimenti in mare

Il 23 febbraio 2012, l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i  Diritti Umani di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani. La condanna arriva a seguito della pratica dei respingimenti in mare, fiore all’occhiello dell’allora ministro del’linterno Maroni e frutto dell’accordo tra il governo Berlusconi e il dittatore Gheddafi. La sentenza, oltre ad aprire alla possibilità di venire applicata ad altri casi di respingimenti subiti da altre persone, prevede un risarcimento di 15.000 euro ad ogni persona respinta.

Dopo lo scoppio della guerra in Libia molti dei migranti respinti verso questo paese si sono rifugiati in Tunisia. Altri invece sono ripartiti con i barconi alla volta dell’Italia. A partire dalle testimonianze di queste persone, raccolte tra l’Italia e il campo profughi di Shusha, in Tunisia, Stefano Liberti e Andrea Segre hanno realizzato il documentario Mare Chiuso, che verrà proiettato per la prima volta al Cinema Farnese il 15 marzo alle ore 20.30 e alle ore 22.30.

“I respingimenti”, racconta  Stefano Liberti ai nostri microfoni, “sono stati effettuati a partire da operazioni di salvataggio da parte della Marina e della Capitaneria di Porto, che abbordava i barconi  trasferendo quanti erano a bordo sulle imbarcazioni militari. Ai migranti veniva detto che sarebbero stati portati in salvo, in Italia, mentre invece venivano ricondotti da dove erano venuti. Nel momento in cui l’inganno veniva svelato spesso e volentieri veniva usata la forza per sedare le proteste, con l’uso di manganelli e persino di pistole elettriche.”

Per info sul documentario www.zalab.org

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