Da My Lay a Kandahar, niente di nuovo sul fronte occidentale

Nella notte tra il 10 e l’11 marzo un soldato statunitense ha fatto strage di civili afgani nella provincia di  Kandahar. La dinamica dei fatti non lascia spazio a interpretazioni, avendo il militare fatto irruzione di notte in numerose case di due villaggi contigui alla base dove è di stanza, massacrando 16 persone e ferendone altre 5. Le reazioni del governo statunitense, come della stampa internazionale, parlano di “mela marcia” da isolare e punire adeguatamente. Sottilmente viene anche introdotto il pensiero, pericoloso, che sia quasi naturale che accadano cose di questo genere a militari sottoposti a sollecitazioni psicologiche molto forti in un contesto in cui, sono parole di molti giornali compresi alcuni quotidiani italiani, “ogni persona, compreso un bambino che mastica un chewing gum o una donna con il velo, sono dei potenziali nemici”. “Un modo singolare di descrivere un’occupazione militare della quale neanche l’esercito statunitense conosce i motivi”, commenta Bianca Cerri ai nostri microfoni.

La strage di  Kandahar cade a pochi giorni da un drammatico anniversario, quello del massacro di My Lay in Vietnam. I fatti risalgono al 15 marzo 1968, quando l’undicesima brigata delle esercito statunitense, capitanata dal tenente William L. Calley, fece irruzione nel villaggio, uccidendo 347 tra donne, bambini e anziani. William L. Calley venne inizialmente condannato all’ergastolo per questi accadimenti, ma la sua pena venne rapidamente commutata dall’amministrazione Nixon, insediatasi poco dopo i fatti di My Lay, in arresti domiciliari durati poco più di tre anni.

Il parallelismo tra i due episodi è chiaramente evidente, come pure le reazioni tanto del governo quanto della stampa sembrano non differenziarsi di molto. L’auspicio naturalmente è che l’esito della vicenda non sia lo stesso e che si possa avviare una seria riflessione sul ripetersi di drammi di questo genere e sul fatto che probabilmente vadano letti nel quadro generale degli interventi militari statunitensi, del modo e delle finalità con cui vengono reclutati i militari e condotte le operazioni. Soprattutto sembra ormai insufficiente la retorica della mela marcia per spiegare simili fatti.

 

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