Laboratorio Zeta 04:la Grecia in vendita

La privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni demaniali è uno dei tasti su cui la Troika maggiormente spinge nell’ambito dei programmi di risanamento dell’economia greca. Oltre alle società del gas e a quella di gestione della rete elettrica, al vaglio del governo greco ci sono le privatizzazioni dei servizi idrici a partire dalle città di Salonicco e Atene. Ma il programma di privatizzazioni riguarda gran parte del patrimonio pubblico greco, investendo porti e aeroporti, fino ad arrivare a spiagge e grosse porzioni di territorio. Per gestire il processo di privatizzazione verrà istituito un apposito fondo, assimilabile a quello che ha governato la privatizzazione delle aziende statali della DDR dopo la caduta del muro. Lo scopo dichiarato è quello di raggranellare in questo modo ben 50 miliardi di euro.

I principali acquirenti saranno potenzialmente i fondi di investimento cinesi e provenienti dal Golfo Persico. “Oltre ad aprire a nuovi scenari geopolitici – una volta ceduti i beni pubblici sarà molto difficile riacquisirne il controllo – la maggior parte dei dubbi”, commenta Arghiris Panagopoulos ai nostri microfoni, ” ricadono sul valore che questi beni ricoprono attualmente sui mercati. Si tratta di società che soffrono di quotazioni bassissime sui mercati e il richio di svenderle a cifre molto inferiori al loro reale valore, è davvero alto.” Margherita Dean aggiunge che “dall’anno scorso vige in Grecia uno strumento giuridico chiamato fast-track, volto ad abbreviare la trafila burocratica per i grandi investimenti. Questo comporta un minor controllo e la deroga ad alcune regole fondamentali, quali ad esempio quelle ambientali. Il rischio concreto è quello di vedere ad esempio uno sviluppo turistico simile a quello del sud della Spagna, con catene di alberghi costruite a pochi metri dal mare. Sarebbe un disastro per un paese che fonda gran parte della propria economia sul turismo.” Se da un lato è vero che le comunità locali non apprezzeranno la perdita del controllo su beni storicamente in loro possesso, e che le privatizzazioni di acqua e luce, per i prevedibili costi aggiuntivi in bolletta che comporterebbero, potrebbero trovare un fronte non marginale a mettersi di traverso, è “difficile immaginare un’ondata di proteste proporzionata alla gravità di quanto sta accadendo, perchè i problemi che affliggono oggi la popolazione greca sono immensi e molto immediati, dall’abbassamento dei salari sotto ogni soglia sostenibile, fino alla progressiva dismissione dei servizi pubblici, dalla sanità all’istruzione”, commenta Margherita Dean.

Un caso specifico che preoccupa particolarmente le associazioni ambientaliste, è rappresentato dal progetto Helios, che prevede il trasferimento in Germania di energia prodotta attraverso parchi fotovoltaici. In sostanza il governo greco metterà a disposizione di aziende tedesche ampie porzioni di territorio per produrre energia da esportare esclusivamente in Germania. Due sono i principali fronti di preoccupazione. Il primo è rappresentato dal fatto che il paese sta abdicando alla possibilità di sfruttare a proprio vantaggio la risorsa solare come fonte di energia. Il paradosso in questo senso è rappresentato dal fatto che la Germania si alimenterà con l’energia rinnovabile prodotta in Grecia, Grecia che resterà invece ancorata al petrolio e alle fonti classiche di approvvigionamento. L’altro fattore di rischio è rappresentato dalla stessa orografia del paese, che non dispone di grosse porzioni di territorio pianeggiante e adatto all’istallazione di parchi fotovoltaici. Il rischio concreto è che per offrire alla Germania quanto richiesto nell’ambito del progetto Helios, si debba metter mano ad aree protette e riserve naturali.

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione contributi di:

-Arghiris Panagopoulos, giornalista, collaboratore de Il Manifesto
-Grigoriou Takis, responsabile della Campagna Clima ed Energia per Greenpeace Grecia

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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