Laboratorio Zeta 03: il lavoro è servito

La settimana trascorsa ha visto la Troika annunciare un’ulteriore richiesta di riduzione del salario minimo e nuovi ritocchi di tredicesime e quattordicesime. La richiesta ufficiale probabilmente si concretizzerà a giugno. Intanto trova attuazione l’offerta pubblica per la riduzione del debito, che vede in prima linea i privati. “Peccato”, aggiunge Margherita Dean ai nostri microfoni, “che tra i creditori privati ci siano anche le casse previdenziali e pensionistiche greche, che andranno a perdere il 53% del valore nominale dei titoli greci in loro possesso, una cifra che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro”.

Ancora più preoccupanti i dati sulla disoccupazione, che parlano di un milione di disoccupati e quattro milioni di persone economicamente inattive. I giovani sono invece senza occupazione per il 48%. Tra le argomentazioni maggiormente utilizzate dal governo c’è quella sul settore pubblico, dipinto come obsoleto, denso di sprechi e sproporzionatamente espanso. In realtà da un confronto dei dati statistici non traspare una così straordinaria sproporzione tra la percentuale dei lavoratori greci impiegati nel pubblico e le percentuali di loro analoghi in altri paesi europei. Se in Grecia sono il 29% in Italia sono il 27, con il picco rappresentato dal Belgio che ne conta ben il 38%. “Si tratta di un pretesto utilizzato per smantellare i diritti dei lavoratori,” commenta Margherita Dean, ” dimenticando però che una delle conquiste di uno stato di diritto è l’irremovibilità dei dipendenti pubblici. Se è vero che molti settori andrebbero riorganizzati e razionalizzati, non si può dimenticare tutto il valore aggiunto in termini di professionalità e garanzie che il settore pubblico garantisce. Un esempio è il controllo di qualità sull’acqua che probabilmente passerà presto ai privati. Se è inaccettabile che l’acqua divenga privata, è ancora più pericoloso che il controllo sull’acqua non venga più gestito dal pubblico”. Il piano messo a punto da Atene prevede il licenziamento di 15.000 lavoratori pubblici nell’immediato, e di altri 150.000 entro il 2015. Particolarmente colpiti scuola e università. Oltre ai licenziamenti si registrano riduzioni di salari e diritti molto significativi. Un insegnate di ruolo con 15 anni di esperienza fino a pochi mesi fa aveva una busta paga di circa 1300 euro ridottisi a poco più di 900 in seguito alle riforme. Di questi giorni una lettera inviata al governo dai rettori universitari del paese, che annunciano di poter accettare per l’anno accademico a venire solo il 50% delle matricole rispetto al passato.

Se il pubblico soffre il settore privato non se la passa meglio. “La pressione fiscale è insopportabile”, racconta il ristoratore Achilleas Savastopoulos, “lo stato è ingiusto con le piccole e medie imprese. Noi da molti mesi non abbiamo utili e immagino un futuro nero per i prossimi 10 anni. L’obiettivo dei governanti è abituare i giovani a lavorare per meno di 500 euro, a essere la catena di montaggio di Germania e Francia, competitivi con le economie emergenti come Cina e India”. Aumenta in maniera sproporzionata il numero di sequestri di beni a imprenditori indebitati con banche e fisco, mentre sempre più lavoratori non percepiscono stipendio e si confrontano con problemi sempre più stringenti. Le previsioni per i prossimi mesi parlano, restando nel settore della ristorazione, la chiusura per l’anno in corso di ben 20.000 esercizi, che corrispondono a circa 80.000 posti di lavoro, senza calcolare il danno per un paese che fonda sul turismo una parte consistente del proprio PIL. “Il paese sta assumendo la consapevolezza di questi passaggi e la necessità di trovare mezzi di sussistenza ha scalzato la rivendicazione dei diritti”, sottolinea Margherita Dean.

Per dare la cifra del disastro in atto alcune immagini possono essere utili. I semafori di Atene, ad esempio, sono spenti da giorni. Censiti ben venti punti sensibili della metropoli in cui i semafori non sono attivi. “Per farli funzionare ci vogliono soldi per la manutenzione, ben 74 milioni di euro, che nessuno sa dove andare a prendere”, racconta Margherita Dean. Si è inoltre fatto strada il cosiddetto “movimento delle patate”, che vede i produttori di generi agricoli e alimentari vendere direttamente al pubblico i proprio prodotti, saltando i costosi intermediari. Se da un lato costituisce un esempio di organizzazione e solidarietà colpisce davvero vedere per le strade di Atene le persone in fila per comprare patate a un costo accessibile. Scene da immediato dopoguerra che non si potevano immaginare nella ricca Europa di pochi anni fa.

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione contributi di:

-Achilleas Savastopoulos, ristoratore
-estratti da un blog che preferisce rimanere anonimo

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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