Passpartù 19: Sicilia multietnica

Per il terzo anno consecutivo in Italia la giornata del primo marzo è dedicata ai migranti e ai loro diritti. Sono state molte le città coinvolte e le iniziative promosse, noi di Passpartù abbiamo deciso di concentrarci su quanto è stato organizzato in Sicilia, territorio emblematico dei risultati della politica migratoria italiana. In questa regione, attraversata dalla maggior parte dei migranti che si muove nel Mediterraneo, ogni anno migliaia di braccianti stranieri si riversa nelle campagne, inoltre il territorio ospita un numero consistente di strutture di accoglienza e di centri di identificazione ed espulsione per migranti. Dalle campagne di Vittoria al Cie di Trapani, questa puntata di Passpartù fotografa la vita dei migranti in Sicilia,  a fare da filo rosso di tutte le storie che racconteremo, il razzismo istituzionale, parola d’ordine del primo marzo 2012.

Il primo marzo è stato pubblicato un libro, scritto da Clelia Bartoli, docente di filosofia del diritto all’università di Palermo. Il testo, dal titolo”Razzisti per legge, l’Italia che discrimina” analizza l’ordinamento giuridico italiano e quelle leggi che a buon diritto possono essere definite razziste, arrivando a una definizione molto chiara di “razzismo istituzionale”. Nel libro sono anche raccolte una serie di pratiche che potrebbero essere messe in atto dal nostro governo per curare questo razzismo, tra i suggerimenti proposti da Bartoli, quello di passare da una cittadinanza nepotistica a una cittadinanza della partecipazione, premiare perciò la partecipazione reale alla società italiana e non il fatto di essere figli di un cittadino italiano.

Sul significato di cittadinanza, su come questa si lega alla legalità e allo sviluppo al tempo della crisi, si è riflettuto il primo marzo a Vittoria, in provincia di Ragusa, in un incontro a cui ha partecipato la protavoce nazionale del Movimento primo marzo Cécile Kyenge. Non è un caso che è stata scelta Vittoria come luogo dell’incontro, la cittadina infatti è nota per la sua produzione ortofrutticola, che impiega moltissimi lavoratori migranti. “Nonostante le numerose battaglie portate avanti dai brtaccianti migranti in questi ultimi anni” commenta Cécile Kyenge “le condizioni di lavoro di non sono migliorate, soprattutto per quanto riguarda la regolarizzazione dei lavoratori”
“Ho preso il mio visto per l’Europa. I miei amici al paese credevano che andavo verso la porta della fortuna. No, non esistono i milioni, io sognavo delle belle ragazze, di fare i soldi, per bruciare la miseria” canta Daise, un ragazzo diciassettenne proveniente dal Burkina Faso che d’estate raccoglie i pomodori nel sud italiano, “Mamma, guarda come soffro, mi trovo oggi in Italia in una città che si chiama Boreano 2, sto raccogliendo pomodori in un campo di pomodori e mi pagano 4 euro a cassone e questo cassone pesa 300 kg e questi guadagnano e a me non porta niente”.

Per la sua posizione strategica, la Sicilia costituisce un luogo di passaggio pressochè obbligato per i migranti che si muovono nel Mediterraneo. E non è un caso che sul territorio esiste un gran numero di centri per migranti: tre centri di identificazione ed espulsione, due centri per richiedenti asilo (di cui uno, a Mineo, è il più grande d’Italia), e poi ancora numerosi centri di accoglienza. In due di questi centri, in particolare nei centri di identificazione ed espulsione di Trapani, è entrata la giornalista Raffaella Cosentino. Promotrice della Campagna LasciateCie entrare, Raffaella Cosentino in quest’ultimo anno si è battuta per rendere pubbliche le condizioni di vita di chi si trova all’interno di queste “carceri amministrative”, dove migranti senza documenti aspettano di essere fatti uscire o rimpatriati. “Non è il primo Cie che visito” racconta ai nostri microfoni Raffaella “ma quello che ho visto a Trapani mi ha lasciata sconvolta. All’interno di queste strutture claustrofobiche c’erano anche dei ragazzi che mi hanno detto di essere minorenni. Sono persone che da quando hanno messo piede in Italia si trovano lì dentro. Del nostro Paese non hanno conosciuto nient’altro che quelle quattro mura”.

Ospiti della puntata: Raffaella Cosentino, Cécile Kyenge, Peppe Scifo, Clelia Bartoli

In redazione: Elise Melot

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