Laboratorio Zeta 02: quale fallimento?

Il parlamento greco sta attraversando un periodo di intenso lavoro per emanare i decreti di attuazione del memorandum imposto dai partner europei. Misure legislative andranno a modificare nella sostanza i rapporti lavorativi e l’impianto dei diritti all’interno del paese, dalla riduzione dei minimi salariali del 22% nel settore privato al taglio delle spese sanitarie, dall’attuazione delle liberalizzazioni per quanto riguarda le professioni alla riforma del sistema fiscale. Le pensioni subiranno invece una decurtazione media di circa il 15%.

Parallelamente Standard & Poors ha declassato la Grecia al SD (default selettivo). “Declassamento che dovrebbe essere temporaneo, stando alle dichiarazioni rilasciate dall’agenzia di rating, e limitato al periodo in cui rimarrà aperta l’offerta pubblica per i titoli di scambio per la riduzione del debito greco, decisa anche essa in sede europea. Riduzione di 100 miliardi che dovrebbe effettuarsi con la compartecipazione dei creditori privati”, commenta Margherita Dean ai nostri microfoni.

Sul piano europeo si evidenziano le contraddizioni interne alla Germania, che sconta sondaggi interni con il 70% degli intervistati che caldeggia l’abbandono della Grecia al proprio destino e al contempo riesce ad approvare il memorandum di misure per la Grecia, nonostante la spaccatura della maggioranza. Tra le dichiarazioni che lasciano il segno c’è senz’altro quella del ministro degli interni tedesco  Hans-Peter Friedrich, che pur votando a favore del memorandum sostanzialmente consiglia alla Grecia di dichiarare fallimento e uscire dalla zona Euro.

Le ipotesi di default trovano in effetti cittadinanza in vasti settori della politica greca, soprattutto a sinistra, dove però molte sono le fratture e le differenze rispetto al tipo di procedura da intraprendere. La questione fondamentale sta nello stabilire se operare il fallimento provando a permanere nel sistema Euro o se farlo tramite un ritorno alla dracma. A sostenere quest’ultima tesi sono la sinistra più radicale e il partito comunista. Su posizioni differenti il partito Syriza che opterebbe per restare all’interno del sistema monetario comune. Meno chiare sono invece le posizioni di Néa Dimokratía, che dichiara di voler rivedere la struttura degli accordi presi in ambito europeo. I sondaggi sostengono che questi tre partiti, se uniti, potrebbero ambire al governo del paese, per quanto le elezioni appaiano sempre più distanti. “Lo stesso ministro delle finanza tedesco Wolfgang Schaeuble ha consigliato alla Grecia di fare come l’Italia e consolidare la stabilità del governo tecnico, per rivolgersi alle elezioni solo quando dovessero essercene le condizioni” – sottolinea Margherita Dean.

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione contributi di:

-Crisanthi Soukara, studentessa presso l’Università di Atene
-Vassilis Fouskas, professore di economia presso la Richmond University di Londra

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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