NO TAV: ripartono i lavori, si moltiplicano le mobilitazioni

Già durante lo straordinario corteo di sabato 25 febbraio, in Val Susa circolava la voce che nei giorni successivi si sarebbero portati a termine gli espropri per ampliare il cantiere per la costruzione della TAV Torino-Lione. Le operazioni sono state però anticipate per evitare le prevedibili azioni di ostruzionismo da parte del movimento valsusino. Nella mattinata di lunedì 27 febbraio centinaia di agenti in assetto antisommossa hanno iniziato a presidiare la zona mentre le ruspe hanno ripreso i lavori. Immediata la mobilitazione dei NO TAV, che hanno provato a raggiungere a decine la zona interessata. In pochi sono però riusciti effettivamente a recarsi in prossimità del punto di ampliamento del cantiere, chiunque ci ha provato è stato respinto di malo modo dalle forze di polizia. I pochi che sono riusciti a raggiungere l’area del cantiere sono stati circondati e posti in stato di fermo. Uno di loro, arrampicatosi su un traliccio dell’alta tensione, è stato inseguito da uno scalatore dei reparti speciali ed è caduto, dopo essere entrato in contatto con i cavi. Nonostante la gravità dell’incidente il giovane non sembra essere in pericolo di vita. “Gli agenti dimostrano un eccessivo zelo nell’accanirsi verso gli attivisti NO TAV, è assolutamente anomalo che un agente si arrampichi su un traliccio per farne scendere un manifestante, mettendone a rischio l’incolumità. Come è vergognoso che abbiano tardato quasi 50 minuti per permettere all’ambulanza di accedere all’area”, racconta ai nostri microfoni Gianluca del movimento NO TAV. “Questa situazione”, continua, ” fa il paio con quanto avvenuto alla stazione di Torino il 25 febbraio, quando i manifestanti provenienti da Milano sono stati caricati dalla polizia e la notizia ha fatto immediatamente il giro dei media mainstream che avevano sostanzialmente sottaciuto il grandissimo corteo che si era svolto nel pomeriggio”.

Intanto procedono le operazioni di ampliamento del cantiere con l’ennesima operazione in deroga delle leggi ordinarie. Per ampliare il cantiere bisogna infatti espropriare i terreni contigui l’attuale area delimitata, che sono stati negli anni scorsi acquistati dagli abitanti della valle. Per far questo i proprietari avrebbero dovuto essere avvisati, cosa che non è avvenuta. Al contempo gli attivisti del movimento stanno diffondendo il tam tam per mettere a punto le contromosse a quanto accaduto. Come prima risposta a caldo è stata bloccata la strada statale e la vicina autostrada. Nel pomeriggio sono previsti presidi in molte città di Italia.

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