Passpartù 18: Verso il primo marzo

Anche quest’anno le città italiane si stanno preparando allo sciopero del primo marzo. Nel corso di questa giornata le piazze si tingeranno di giallo, in segno di solidarietà con i migranti che attraversano il nostro territorio. Quest’anno le parole d’ordine dei manifestanti saranno “razzismo istituzionale” e “precarietà”. Nel corso di questa puntata di Passpartù i protagonisti dello sciopero ci spiegheranno il perchè di questa giornata.

L’idea della giornata del primo marzo è nata in Francia, quando una giornalista, Nadia Lamarkbi, a seguito delle sparate razziste del partito del presidente Sarkozy, propose di lanciare un movimento simile a quello che nel 2006 la comunità ispanica aveva messo in piedi negli Stati Uniti: fermarsi per un giorno e scendere in piazza a manifestare, per fare capire al mondo l’importanza dell’apporto della forza lavoro migrante all’economia del Paese, ma anche per chiedere più diritti, maggiori politiche di integrazione e accoglienza.L’idea è piaciuta molto anche ai migranti e alle realtà antirazziste italiane che ormai da tre anni aderiscono a questo sciopero.

Anche quest’anno l’Italia si prepara al primo marzo. Dopo un bilancio dell’anno gli attivisti del Movimento primo marzo hanno pensato che era necessario puntare il dito sul razzismo istituzionale, quel razzismo cioè dettato dal nostro Governo, attraverso norme e regolamenti stigmatizzanti. Come spiega lo stesso Movimento, i violenti episodi di matrice razzista avvenuti quest’anno in diverse città italiane sono causati dall’atteggimento delle nostre istituzioni. Tra gli episodi di razzismo a cui ha assisitito l’Italia negli ultimi mesi sicuramente uno dei più violenti è quello che è avvenuto a Firenze due mesi fa, il 13 dicembre scorso: quel giorno due persone di origine senegalese sono state uccise  e altre tre ferite gravemente. L’assassino si chiamava Gianluca Casseri, un cinquantenne che ha aperto il fuoco in pieno giorno in una delle piazze più centrali del capoluogo fiorentino. Casseri era un frequentatore dei circoli di estrema destra più oltranzisti della Toscana, propagandava il nazismo e il negazionismo, amava i miti celtici e neopagani, scriveva articoli deliranti che inneggiavano alla xenofobia. Pape Diaw, della comunità senegalese a Firenze, è anche uno dei promotori del Movimento primo marzo, “dopo la strage le persone sono più sensibili ai temi della multiculturalità” racconta ai nostri microfoni “anche se le istituzioni locali sembrano ancora molto timide ad aprirsi verso la realtà migrante”.

Firenze purtroppo non è l’unica città ad essere stata teatro di violenze a sfondo razzista. A Palermo nelle ultime settimane sono state uccise due giovani ragazze nigeriane; il corpo
carbonizzato di Favour Nike, 21 anni, è stato trovato nelle campagne di Misilmeri, mentre quello di Loveth, 22 anni, era riverso su un marciapiede del capoluogo siciliano. Non solo,  pochi giorni fa, a soli due giorni dalla fiaccolata per ricordare le due giovani uccise, tre migranti sono stati aggredditi in pieno centro da una banda di minorenni. Anche qui il razzismo epidermico sembra essere figlio del razzismo istituzionale. “Le istituzioni locali sembrano preoccuparsi più del decoro della città che della salvaguardia dei diritti umani”  ha detto Zaher Darwish, Cgil migranti Palermo.

La giornata del primo marzo sarà anche un’occasione speciale per rilanciare la campagna “LasciateCie entrare”. L’iniziativa, a cui partecipano tra l’altro il sindacato dei giornalisti Fnsi e l’ordine dei giornalisti, è stata lanciata per la prima volta un anno fa, quando con una circolare ministeriale si è vietato ai giornalisti l’ingresso nei Cie, i Centri di identifiazione ed espulsione per migranti. Una censura che impediva di fare sapere ai cittadini cosa accade all’interno di questi veri e propri carceri destinati ai migranti senza documenti. In quel periodo le poche notizie che uscivano dai Cie parlavano di violazioni di diritti e condizioni di vita disumane, come ci racconta Gabriella Guido, tra le promotrici della campagna. “Da quando si è insediato il governo Monti la circolare è stata rimossa,” ha spiegato Gabriella Guido “ringraziamo per questo gesto di apertura ma sappiamo che ancora molto va fatto, perchè non è giusto che esistano prigioni per chi ha commesso reati amministrativi”.

Per consultare le iniziative previste per il primo marzo :

http://primomarzo2010.blogspot.com o sulla pagina

facebook “primomarzo2012-sciopero degli stranieri”

Ospiti della puntata: Cecile Kyenge, Pape Diaw, Zaher Darwish, Gabriella Guido

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