L’Alchimista 18: Un futuro di recessione

Dopo giorni di incertezza è stato trovato un accordo che sbloccasse il maxi prestito di 130 miliardi che dovrebbe scongiurare il fallimento dello stato greco. Le maggiori difficoltà sembra siano state poste dai creditori privati, principalmente banche, cui è stato chiesto di rinunciare volontariamente a una parte sostanziosa del credito vantato nei confronti di Atene. “Come spiegato nelle scorse settimane in realtà questi istituti di credito non perdono nulla, dato che hanno acquistato i titoli di stato greci quando questi erano già ampiamente svalutati”, specifica Andrea Baranes. Parallelamente la Germania chiede il rinvio delle elezioni greche per permettere al governo di Papademos di portare a termine il programma imposto dalla Troika. “E’ l’ultimo atto, in ordine temporale, dello spoglio della democrazia in Grecia”, continua Baranes, “dopo la sostituzione del premier Papandreou per aver proposto di sottoporre a referendum popolare l’applicazione delle misure di austerità e dopo l’invio di ispettori europei ad Atene con il compito di monitorare le scelte economiche.”

Nel frattempo la Banca Europea per gli Investimenti annuncia un taglio di 11 miliardi del credito nel 2012, taglio equivalente al 18% del credito erogato dall’istituto lo scorso anno. Motivo di tale decisione l’esposizione della BEI al declassamento minacciato dalle principali agenzie di rating. “Questa decisione non stupisce”, commenta Baranes, “anche la BEI rinuncia alla propria mission o per lo meno la ridimensiona, per trasformarsi in un ente finanziario, dando molta più attenzione ai mercati e alla finanza che non all’economia reale, per sostenere la quale nasce. Si tratta di un altro elemento che rende molto difficile se non improbabile che si possa uscire dalla attuale fase di recessione economica”.

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