Laboratorio Zeta 01: salvare la Grecia dimenticando i greci

All’indomani della sofferta decisione dell’Ecofin di sbloccare i 130 miliardi di euro che dovrebbero impedire o per lo meno rimandare il fallimento della Grecia, Laboratorio Zeta inizia il proprio percorso di racconto e inchiesta. La domanda che anima il nostro lavoro può essere riassunta dalla curiosità e dal bisogno di capire come le misure di austerità stiano modificando le dinamiche sociali e lavorative nel paese, al di là degli aspetti macroeconomici e finanziari che generalmente ci vengono proposti dagli spazi di informazione.

Già da un primo sguardo alle statistiche i dati appaiono particolarmente allarmanti. Basti citare la disoccupazione al 20,9% (+48,7% su base annua) e il fatto che un cittadino su cinque si trova ormai sotto la soglia di povertà. Secondo l’istituto di statistica greco Elstat nel 2011 il comparto edile ha avuto una caduta del 42,2% e dal 2009 ad oggi un quarto di tutte le aziende greche sono fallite. Più di metà di chi ha meno di 25 anni è disoccupato, mentre il tasso complessivo di suicidi è aumentato del 40% durante lo scorso anno.

Altro fronte quello delle privatizzazioni, dalle quali il governo greco spera di rastrellare la ragguardevole cifra di 50 miliardi di euro. A disposizione di eventuali acquirenti, oltre a una striscia costiera tre volte più grande del principato di Monaco, chiamata Hellenikon, 39 aeroporti (tra cui quello internazionale di Atene), la società petrolifera, quella per la distribuzione del gas, i porti di Salonicco e del Pireo, l’Hellenic Post Bank, le autostrade. Tra gli elementi al vaglio figura anche la vendita di terreni alla Germania per l’istallazione di impianti fotovoltaici per produrre energia. La Grecia sta vendendo il proprio sole!

La disperazione nel paese sta diventando un elemento palpabile in molti strati della società e l’esasperazione rischia di tradursi in rassegnazione, dove era impensabile, appena pochi anni fa, che nella civilizzata Europa ci si dovesse confrontare in dimensioni strutturali con questo livello di povertà e mancanza di prospettive. D’altro canto però le proteste non accennano a placarsi, convogliando sempre più persone e determinando pratiche sempre più radicali e condivise. Parallelamente fioriscono anche le iniziative di solidarietà e sostegno reciproco, come le mense autogestite o le unioni di cittadini che praticano l’autoriduzione delle bollette. Accanto a queste iniziano a darsi esperienze che abbozzano direttamente modelli alternativi di gestione e funzionamento di interi comparti produttivi e di servizi. E’ il caso, ad esempio, dell’ospedale di Kilkis, nel nord del paese, da diversi giorni occupato dai dipendenti, in opposizione ai tagli al sistema sanitario. E’ ferma intenzione dei lavoratori, 600 tra medici, paramedici e personale ausiliario, dare vita a un percorso di autogestione della struttura, impedendo i licenziamenti e avendo come scopo principale l’offerta di servizi sanitari di qualità e accessibili a tutti.

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione contributi di:

-Arghiris Panagopoulos, collaboratore de Il Manifesto
-Dialefti Zotaki, presidentessa dei medici dell’ospedale di Kilkis

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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