Obbedienza civile: l’Acea rispetti il referendum sull’acqua

Sono passati 8 mesi dallo storico voto referendario che ha portato milioni di cittadini ad esprimersi contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Sul fronte delle risorse idriche il risultato referendario continua però ad essere disatteso dalle aziende e dalle istituzioni. Per far valere il voto di giugno decine di persone si sono riunite in mattinata davanti alla sede di Acea a Roma, consegnando i reclami di oltre 2000 cittadini contro la società, che come tutte le altre in Italia, continua a percepire una quota di profitto dalle bollette nonostante quanto sancito dal referendum. “Il 13 giugno con il voto al secondo quesito”, spiega Paolo Carsetti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, “è stata abolita la quota del 7 per cento che i gestori percepivano come remunerazione del capitale. Oggi però le società continuano a far pagare ai cittadini questa somma con una media del 15-20 per cento su ogni bolletta”. Una cifra non indifferente che i gestori non sembrano intenzionati a perdere. L’aspetto più preoccupante è però quello delle istituzioni che, a norma di legge, avrebbero dovuto rendere attuativo il referendum, obbligando le aziende a cancellare i profitti.  “E’ la classica strategia dello scarica barile” commenta Carsetti. “Le istituzioni preposte all’attuazione del referendum e in primo luogo le Ato continuano scaricare le responsabilità su altre istituzioni, chiedendo un intervento del ministero dell’ambiente”. Stanchi di attendere, i movimenti per l’acqua hanno dato avvio alla campagna per l’autoriduzione, aprendo sportelli locali per sostenere i cittadini che intendo sporgere reclamo contro le aziende e recuperare le cifre versate ingiustamente. Una campagna di obbedienza civile, come sottolinea il comitato nazionale promotore del referendum, in quanto intende obbedire al mandato popolare del 12 e 13 giugno. Lanciata a febbraio la campagna è sostenuta da le varie realtà hanno promosso il referendum e prevede una serie di iniziative in tutto il territorio nazionale. “Dobbiamo crescere di numero” sottolinea Carsetti “questa campagna è un grimaldello per spingere i privati ad uscire dal business dell’acqua”.

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