Le voci degli afghani dopo 10 anni di guerra

Basterebbero i dati pubblicati dalla missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) per capire la situazione in cui si trova il paese a dieci anni dall’intervento militare occidentale. Solo nel 2011 secondo i dati dell’UNAMA ci sono state 3021 vittime civili con un aumento del 25 per cento rispetto al 2009. Nonostante le rassicurazioni delle cancellerie e delle forze armate occidentali, che garantiscono di aver riportato la stabilità nel paese, la vita degli afghani continua ad essere lontanissma da condizioni minime di sicurezza. E’ quanto emerge anche dalla ricerca “Le truppe straniere agli occhi degli afghani” curata per l’organizzazione non governativa Intersos dal ricercatore e giornalista Giuliano Battiston e resa pubblica lo scorso mercoledì.
In 87 pagine Battiston, che ha trascorso un lungo periodo nella regione sotto il comando italiano, restituisce voce alle popolazioni interessate e troppo spesso rimaste inascoltate. “C’è uno scollamento fortissimo tra quanto dichiarano i rappresentanti delle forze ISAF e quanto vivono quotidianamente gli afghani” osserva Battiston. Nonostante siano passati 10 anni, prosegue “in molti casi la situazione della sicurezza è peggiore del passato”. Tra le varie crepe che emergono nello studio sul comportamento delle truppe straniere c’è il macroscopico squilibrio nell’utilizzo dei fondi. Secondo una ricerca pubblicata nel 2011 da un think thank inglese,  tra il 2002 e il 2009 sono stati investiti in Afghanistan 290 miliardi di dollari. Di questi circa l’85 per cento sono andati alle spese militari (ma solo poche briciole alle truppe locali), mentre alla ricostruzione è andato il 9,5 per cento e al mantenimento della pace è stato destinato appena lo 0,3 per cento. Note dolenti anche per quanto riguarde le speranze di ottenere giustizia sulle violenze commesse dalle truppe nato in questi anni. Tra le varie testimonianze raccolte nella ricerca di Intersos, emerge quella della  procuratrice capo della provincia di Herat, Maria Bashir, che ha ammesso di non credere più nelle promesse degli occidentali di sotoporre i propri militari alla giurisdizione locale. Dubbi e sospetti sull’operato della NATO / ISAF si accompagnano però ai timori sulle conseguenze del ritiro delle truppe straniere previsto nel 2014. “C’è il forte timore che una volta ritirate le truppe, si possa arrivare a un nuovo conflitto civile” osserva Battiston che sottolinea la scarsissima fiducia della popolazione nella leadership locale. Tra le conseguenze temute quella di una maggiore interferenza dell’Iran e del Pakistan nella vita politica del paese e la definitiva perdita dei fondi promessi dai paesi occidentali per la ricostruzione.

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