Trattamento sanitario obbligatorio: La battaglia di Malika

Si riapre il 7 febbraio l’indagine sul caso di Malika Yacout. Nel 2004 la donna aveva subito un violentissimo sfratto, era al sesto mese di gravidanza,  venne bloccata e strattonata da cinque uomini che le praticarono due iniezioni per sedarla.  I farmaci ebbero effetti dannosi sul feto, effetti che ancora oggi si ripercuotono sulla salute della figlia di Malika, portatrice di una grave malformazione celebrale.

La storia di Malika ha tantissimi lati oscuri. Il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) a cui venne sottoposta sull’ambulanza mentre veniva condotta in ospedale non era stato convalidato da nessuno. Il ricovero nel reparto di psichiatria che le venne imposto non era giustificato da nessuna perizia medica, perchè nella sua cartella clinica c’era scritto che non era affetta da nessuna malattia mentale. E poi ancora la violenza con cui è stato portato avanti lo sfratto, l’archiviazione del caso subito dopo la denuncia, depositata il 23 febbraio 2005 e  archiviata dopo poche ore, gli errori giudiziari che Malika ha subito e subisce da sette anni.
Diverse realtà, come il collettivo antipsichiatria di Pisa, il movimento di lotto per la casa di Firenze, A buon diritto, Emergency si sono espresse in solidarietà con Malika, denunciando la sua storia, promuovendo manifestazioni e iniziative;  in questi giorni si sta organizzando una nuova marcia che sfilerà per le vie del capoluogo fiorentino, per continuare a tenere i riflettori accesi su una storia che ha sin troppe ombre. Per informazioni sulla marcia: http://www.artaudpisa.blogspot.com/

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