L’Alchimista 16: Le banche salveranno la Grecia?

L’applicazione di severe misure di austerità e la spinta sul piano delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, non sembra aver condotto la Grecia in acque meno turbolente rispetto alla stabilità dei propri conti pubblici e alla capacità delle casse di far fronte al proprio debito sovrano. A marzo andrà in scadenza una nuova trance di titoli di stato che Atene non è in grado di onorare. La ricetta proposta dalle istituzioni finanziarie sovranazionali per concedere un’ulteriore prestito di 130 miliardi di euro ripropone il ritornello stonato dei tagli alle spese sociali e ai redditi dei lavoratori. Mentre il primo ministro Papademos tenta di comporre il quadro politico dei partiti che sostengono il governo e avviare questa ulteriore fase di austerità, alle banche ed istituti di credito detentori di una parte significativa del debito greco viene chiesto di accettare volontariamente di vedersi rimborsata solo una parte del credito vantato, una percentuale che va dal 40 al 50 per cento. “In realtà si tratta di una grande mistificazione”, sostiene Andrea Baranes ai nostri microfoni, “perchè le banche hanno acquistato questi titoli quando la Grecia era già poco affidabile sui mercati, e quindi a un valore molto minore rispetto a quello di emissione. In realtà quindi non rinunciano a nulla, incamerando esattamente quanto speso per acquisire i titoli, salvo averci guadagnato fino ad oggi lauti interessi”. “Inoltre”, aggiunge Baranes, “se la Grecia fallisse le ripercussioni sul mondo finanziario e quindi bancario, sarebbero incalcolabili. Quindi non si tratta certo di un bel gesto ma di una operazione calcolata in cui banche e privati hanno un loro interesse specifico.”

Detto in altre parole, non si dichiara il fallimento ormai conclamato dell’economia greca per evitare l’effetto domino che travolgerebbe per primi gli istituti di credito, che nominalmente si fanno carico (questa l’ipotesi in campo) di parte dell’onere dovuto dallo stato, per evitare un tracollo ben più grande. Il tutto alle spalle (e sulle spalle) di milioni di cittadini europei.

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