Carceri: E se le privatizzano?

E’attualmente in discussione al Senato il decreto che consentirebbe la privatizzazione degli istituti penitenziari. La proposta di legg efa parte del decreto liberalizzazioni Monti. “Al fine di realizzare gli interventi necessari a fronteggiare la grave situazione di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento delle carceri, si ricorre in via prioritaria alle procedure in materia di finanza di progetto. È riconosciuta a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, a esclusione della custodia, determinata in misura non modificabile al momento dell’affidamento della concessione. È a esclusivo rischio del concessionario l’alea economico-finanziaria della costruzione e della gestione dell’opera. La concessione ha durata non superiore a venti anni”. Si legge nel decreto. “Dunque le imprese cercheranno i soldi presso le banche, costruiranno e arrederanno le carceri e le affitteranno allo Stato che le riempirà all’inverosimile di corpi di uomini e donne” ha commentato un ex detenuto “Lo Stato, con i soldi nostri, pagherà, a questi privati, un affitto per 20 anni, col risultato che il costo finale sarà di molto superiore a quello per la costruzione del penitenziario. E le imprese private, amici degli amici, faranno affari d’oro.
La frase: “a esclusione della custodia” sta a significare proprio che la gestione dei detenuti rimane allo Stato, che per mezzo dei suoi carcerieri: guardie, direttori, educatori, psicologi… “rieducherà” i peccatori”.

Anche l’associazione Antigone ha espresso un no secco a questa possibilità. “Nel sistema penitenziario ci sono alcune funzioni che sono prettamente pubbliche e in quanto tali non possono essere cedute a privati” spiega Stefano Anastasia, professore all’Università di Perugia “si pensi ad esempio alle funzioni propedeutiche al giudizio di sorveglianza sulla possibilità di concedere le misure alternative alla detenzione, oppure l’assistenza sanitaria, oggi svolta dal Servizio sanitario nazionale”.
“Di questa difficoltà era consapevole lo stesso Ministero della Giustizia” ha detto il professor Anastasia “e spero che nell’esame parlamentare del decreto queste obiezioni possano essere valutate con attenzione”.

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