Primo sciopero generale contro il governo Monti, in piazza i sindacati di base

Sono 50.000 i lavoratori richiamati a Roma dalle sigle del sindacalismo antagonista, USB e Cobas in testa, per il primo sciopero che non contesta solo la manovra finanziaria o un decreto ma l’intero impianto del governo Monti, accusato di seguire i dictat delle istituzioni finanziarie a danno dei lavoratori e del popolo italiano. Sugli striscioni i nomi delle aziende dei lavoratori in sciopero e slogan contro il pagamento del debito, ritenuto una grande truffa per giustificare la macelleria sociale. Non mancano gli striscioni in solidarietà con il movimento No Tav, colpito da retate ed arresti nei giorni scorsi. Su qualche cartello c’è chi invoca uno sciopero europeo, visto che i lavoratori sottolineano la dimensione sovranazionale del problema e sentono l’esigenza di una risposta coordinata, “stiamo lavorando tra gli altri con organizzazioni portoghesi, irlandesi e francesi”  ha detto Fabrizio Tomaselli (USB) ai nostri microfoni, e chiarendo che  i debiti verso i piccoli risparmiatori che hanno deciso di investire in titoli di stato devono essere rimborsati, ma non altrettanto dovrebbe accadere per quelli verso le istituzioni finanziarie. “Il Giappone ha un debito pubblico doppio di quello italiano e nessuno parla di crisi, è una scusa per peggiorare le condizioni dei lavoratori, tagliare i diritti e far crescere l’inflazione” ha concluso Tomaselli.

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