Passpartù 14: La nuova Libia e la vecchia Italia

Il 20 gennaio il primo ministro italiano Mario Monti è andato in Libia. I due nuovi governi, quello italiano e quello libico, si sono incontrati per confrontarsi su temi economici e politici e per rilanciare accordi e alleanze. Tra le questioni in primo piano, c’era quella dell’immigrazione. Fino a ieri un accordo con il governo di Gheddafi e  quello di Berlusconi aveva autorizzato i respingimenti delle imbarcazioni di migranti che partivano dalle coste libiche verso l’Italia, una pratica illegale di cui l’Italia dovrà dare conto nelle prossime settimane alla Corte europea dei diritti umani. Con il cambio ai vertici le cose si modificheranno? Come vivono i migranti oggi in Libia e cosa sta accadendo agli oltre venticinquemila arrivati in Italia durante il conflitto? Abbiamo rivolto queste domande a Gabriele Del Grande, autore del blog Fortress Europe, e a Neva Cocchi, del progetto Melting Pot.

La prima domanda l’abbiamo rivolta a Del Grande e la risposta è negativa: le politiche migratorie italiane per ora non cambieranno. Nel corso di una conferenza stampa a Tripoli, interrogato dall’autore di Fortress Europe, Monti ha dichiarato che “qualsiasi tipo di cambiamento in fatto di politiche migratorie oggi sembra prematuro”, un gentile giro di parole per dire che con tutta probabilità i respingimenti continueranno, nonostante l’Italia sia indagata dalla Corte europea dei diritti umani su un respingimento di 24 rifugiati eritrei e somali respinti nel 2009 in Libia.

Il governo Monti insomma sembra non avere colto l’appello di tutti coloro che chiedono di mettere fine ai respingimenti, lanciato anche in questi giorni da Zalab, la casa di produzione che ha prodotto “Mare chiuso”, un documentario di Andrea Segre e Stefano Liberti che raccoglie le testimonianze di decine di persone respinte in mare dalle autorità italiane dal 2009 ad oggi. Non è possibile conoscere il numero esatto delle persone respinte in questi anni, le operazioni infatti, in contrasto con le norme internazionali ed europee, avvengono nel più completo silenzio. Una stima approssimativa parla di oltre duemila persone, per la maggior parte originarie di Paesi in conflitto e quindi potenziali rifugiati politici.

Dei 250mila lavoratori stranieri che hanno lasciato la Libia durante il conflitto, venticinquemila sono in Italia. Molti di loro si trovano ancora all’interno dei centri di accoglienza approntati per l’emergenza, lontani dall’essere inseriti in percorsi di integrazione nella società italiana e nel mondo del lavoro. Hanno quasi tutti inoltrato la richiesta di asilo politico, ma il rischio è che le loro domande non verranno accettate, dal momento che questi richiedenti non sono libici, ma sono migranti che erano in Libia solo per lavorare, e quindi non rientrano in quello che per la legge è l’identikit del rifugiato politico.
Melting Pot ha lanciato una campagna per il rilascio dei permessi di soggiorno a chi è arrivato dalla Libia in questi mesi e affinchè cambi il sistema di accoglienza, che oggi troppo spesso prevede centri che somigliano più a parcheggi che a luoghi dove iniziare un percorso di integrazione.

Ospiti della puntata: Neva Cocchi, Gabriele Del Grande, Andrea Segre

In redazione: Elise Melot

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