Arresti NO TAV, un avvertimento per tutti

Questa mattina all’alba le forze di polizia hanno arrestato 26 persone, “colpevoli” di aver preso parte alla manifestazione del 3 luglio 2011 contro la costruzione della linea ad alta velocità in Val di Susa. Al corteo, che provò a introdursi nella zona rossa del cantiere, presidiata dal centinaia di agenti in assetto anti-sommossa, parteciparono oltre 70.000 persone. Le molteplici anime di un movimento determinato e coeso misero in atto pratiche di disobbedienza civile contro un’opera ritenuta inutile e dannosa. Il 3 luglio è stata solo una tappa di un percorso che da anni esprime un netto dissenso alla costruzione della ferrovia Torino-Lione.
Colpisce il modo in cui gli arresti abbiano interessato esponenti dei centri sociali, studenti, attivisti di strutture disseminate sul territorio nazionale, cercando  di isolare, come ormai siamo abituati a vedere in queste occasioni, i cosiddetti violenti dai manifestanti pacifici. La realtà del movimento NO TAV racconta però una storia diversa, la storia di una comunità in lotta che modula le proprie pratiche di conflitto a seconda delle circostanze, con pragmatismo e senza preclusioni.
Colpisce anche, ed è un campanello d’allarme amaro da registrare, come questi arresti avvengano nel momento in cui il governo Monti, presunto “governo tecnico”, sta mostrando con chiarezza quali sono le misure con le quali intende riportare i conti italiani in carreggiata. Misure fatte di privatizzazioni, azzeramento degli spazi democratici fuori e dentro i luoghi di lavoro, annullamento dei diritti dei cittadini e del welfare, in nome di un’equità tutta spostata sull’asse della rendita finanziaria e della speculazione. In contemporanea pezzi significativi del paese iniziano a mostrare con durezza la propria indisponibilità: dagli autotrasportatori ai pescatori, il clima sociale nel paese si scalda, rischiando di mettere in difficoltà i piani di Bruxelles e del suo emissario Mario Monti.

Gli arresti di oggi parlano in realtà a tutto il paese, ai giovani e ai meno giovani, agli studenti e ai lavoratori precari. Il messaggio è più chiaro che mai: non è il momento di discutere e opporsi, lo stato non è disposto a tollerare il dissenso, ogni alzata di testa sarà punita duramente.

Leggi il comunicato delle realtà romane.

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