Passpartù 13: Le voci della campagna

A due anni dai fatti di Rosarno, quando l’ennesimo sopruso a danno dei braccianti africani ha dato il via ad una vera e propria guerriglia culminata con la fuga di centinaia di lavoratori, torniamo nella Piana di Gioia Tauro, per capire se e come sono cambiate le cose.

“Siamo i lavoratori che ogni mattina si alzano alle cinque e vanno raccogliere nei campi il vostro cibo. Viviamo nascosti in luoghi che chiamare casa è un insulto. Nostra compagna di vita è la paura”. Inizia così la lettera aperta al nostro governo scritta in questi giorni dai lavoratori migranti di Rosarno. Nella lunga missiva i braccianti denunciano il sistema agroindustriale basato sullo sfruttamento, rivendicano più diritti sul lavoro e chiedono a gran voce una sanatoria per gli immigrati presenti sul territorio nazionale.
Anche quest’anno a Rosarno sono arrivati circa duemila lavoratori, per la metà di origine africana, alcuni dormono in case, affittate a prezzi altissimi, altri si arrangiano in baracche e casali abbandonati nelle campagne. Ma cosa è cambiato da dopo la rivolta? “Le cose sono peggiorate per tutta l’Italia e quindi anche per Rosarno” ha commentato Antonello Mangano, giornalista di Terrelibere.org, “si è rosarnizzato il lavoro italiano” , nel senso che il lavoro sfruttato ormai esiste dappertutto, nei centri commerciali, nel giornalismo, nell’editoria. Oltre al degrado però, ha sottolineato Mangano, a Rosarno oggi esiste tanta dignità, tante realtà organizzate di lotta allo sfruttamento. In questi giorni infatti i migranti hanno scritto una lettera aperta al governo e hanno organizzato numerose iniziative per fare conoscere la loro realtà e rivendicare i propri diritti.

Ospiti della puntata: Daouda, Diallo, Antonello Mangano

In redazione: Ciro Colonna e Elise Melot

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