L’Alchimista_12: chi non vuole la Tobin Tax

Le motivazioni espresse da David Cameron per mettere il veto all’ipotesi di una Tobin Tax, di una tassazione sulle transazioni finanziarie, sostengono la mancanza di senso di una misura di questo tipo se questa non viene applicata a livello globale. Gli unici effetti di tale imposizione, secondo il premier britannico sarebbero quelli di allontanare gli investitori dall’area euro. In realtà secondo Andrea Baranes, intervistato ai nostri microfoni, “questa è una motivazione debole, perchè si tratta di una tassa che ha la capacità di allontanare i capitali interessati ad attività puramente speculative, mentre non avrebbe il potere di scoraggiare o allontanare quanti  sono spinti da reali volontà di investire. Inoltre”, continua Baranes, “sarebbe un segnale importante di intenzione politica nella direzione di un ribilanciamento degli equilibri tra economia reale ed economia finanziaria. Segnale ancora più forte se venisse dall’intera Unione Europea”.

Gli effetti sull’economia reale non potrebbero che essere positivi, allontanando da molte attività economiche l’incognita della speculazione e delle fluttuazioni di mercato che questa comporta, e mettendo a disposizione degli stati capitali ingenti da reinvestire in vari campi. Ad esempio sarebbe possibile alleggerire la tassazione del lavoro.

In ultima analisi Cameron appare sempre più soggiogato alle grandi lobby finanziarie che proprio a Londra trovano uno dei principali fulcri mondiali delle proprie attività

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