“Non tornerò a prendere Anna. Scusate”

 In Grecia è sempre più frequente che genitori caduti in povertà estrema chiedano di lasciare i loro figli nei Villaggi SOS, strutture preposte alla crescita dei bambini con famiglie in difficoltà. La storia di Anna, che ci ha tradotto in italiano Katerina, la nostra amica e corrispondente dalla Grecia, purtroppo non è unica nel suo genere. Alla tragedia di una madre costretta ad abbondanare sua figlia,si somma quella di una crisi che sta mettendo a dura prova anche le realtà di assistenza come i villaggi SOS, che denunciano quotidianamente la mancanza di fondi per andare avanti.

 

“Anna si trovava ancora all’asilo nido. Era già pomeriggio ma sua madre non era ancora venuta a porenderla. Gli insegnanti non sapevano cosa fare, fino a quando la ragazzina ha preso qualcosa dalla sua tasca. Era una nota: “Non tornerò a prendere Anna. Non ho soldi, non posso crescere mia figlia. Scusate. Sua madre”. La persona che mi racconta questa storia, ne parla come se fosse una cosa normale. Il signor Sifniòs è il responsabile del Servizio Sociale nei Villaggi SOS. “Gli insegnanti hanno chiamato il P.M” ha raccontato “e il P.M ha ordinato che il bambino venisse qui”. Tutto questo non è successo in qualche racconto di Dickens. E’ successo in un quartiere di Atene. La mamma di Anna non è pazza. E’ una donna che ha perso il lavoro ed è andata in panico. Come questa storia, ce ne sono almeno altre cinquecento. Oggi in Grecia, almeno cinquecento genitori si trovano in condizioni economiche tali da dovere affidare i loro figli ai villaggi SOS. Fino a due anni fa, il 95% degli affidamenti riguardava situazioni di maltrattamento. Era il PM a ordinare l’affidamento del bambino, oggi almeno la metà dei casi riguarda genitori che si trovano in assoluta povertà, otto su dieci sono greci, nella maggior parte dei casi si tratta di famiglie unigenitoriali, di solito senza altri familiari. La signora Marina lavora nei villaggi SOS da diciannove anni.E’ lei stessa ad accompagnare i bambini appena arrivati a vedere il letto e la camera. Poi gli dice “ti voglio bene” e se ne va. Ed il bambino rimane davanti alla porta. La signora Marina fa uno sforzo, cercando di continuare. Nessuno di loro si mette ad urlare. Rimangono davanti alla porta, guardando Marina allontanarsi. Se sono fratellini, due o di più, la prima notte non riesci a separarli. Metti ciascuno nel suo lettino e dopo dieci minuti li trovi abbracciati, cercando di toccare quanto più possibile l’uno l’altro. Di regola i villaggi SOS non accettano bambini solo perchè la loro famiglia è povera. Per queste famiglie esiste un programma di sostegno a casa. Ma la povertà non viene quasi mai da sola. “C’era una ragazzina che credevo avesse qualche problema. Aveva tre anni ma non conosceva più di quindici parole” racconta l’assistente sociale. “E’ stata visitata dai medici, che hanno detto che non aveva nessun problema di salute. Suo padre lavorava nei mercatini, sua madre era cieca. La lasciavano da sola”. Se non c’è nessuno che ti parla, come fai ad imparare a parlare? La povertà porta a trascurare i bambini. Porta anche ai maltrattamenti. Alcune persone, prima di arrivare a questi livelli, fanno un’altra scelta, anche se a noi può sembrare crudele ed estrema. “Stavo uscendo dal villaggio per fare delle spese” racconta la signora Marina “davanti al cancello, c’era una signora con una bambina. Non sapeva che io fossi una madre SOS, non mi ha nemmeno vista. Teneva la bambina e le diceva “non pensare che la mamma non ti vuole bene. La mamma ti adora, ma non ha da darti da mangiare. Queste brave persone qua…”. Pensava che potesse entrare dentro, lasciare la bambina ed andarsene. Non importa da quanti anni stai qua. A certe cose non si abitui mai. Teneva la bambina per la mano. Lei non parlava. La guardava solo. Non so cosa è successo dopo. Dovevo andare a comprare il latte per i miei figli”.

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