Passpartù 09: La rotta balcanica

Le frontiere dell’Europa sono sempre più blindate e di conseguenza le rotte migratorie si ridisegnano. Cambiano i percorsi, le strade, i mezzi di trasporto con cui ci si sposta da un territorio all’altro, i viaggi si fanno spesso più lunghi e pericolosi, ma i flussi migratori verso il Vecchio Continente non si arrestano. In questa puntata di Passpartù andiamo ai confini con l’Europa, in Serbia. Questa piccola nazione di poco più di nove milioni di abitanti sta assistendo, per la prima volta nella sua storia, al passaggio di centinaia di migranti. Pakistani, iracheni, bengalesi, afgani in fuga dai loro paesi, che hanno attraversato la Turchia, la Grecia, la Macedonia e sono arrivati in Serbia, con la speranza di raggiungere l’Europa. Come sta affrontando la Serbia questa situazione? Come si approccia un Paese non europeo – ma che con l’Europa confina – alla questione del controllo delle frontiere? E in quale stato vivono i migranti che transitano per questa nazione? In questa puntata di Passpartù cercheremo di dare una risposta a queste domande, attraverso la voce di chi vive in Serbia e la testimonianza di un giornalista italiano che è andato a vedere cosa sta accadendo.

La scorsa primavera la redazione di Passpartù è stata al porto di Igoumenitsa, in Grecia, ai confini con l’Albania. Lì molti migranti ci avevano raccontato che era sempre più difficile attraversare l’Adriatico nascondendosi nei traghetti, i controlli si erano fatti molto più serrati sia in Grecia che in Italia e le possibilità di farcela erano veramente minime. Così molti di loro progettavano di tentare la fuga via terra, attrraversando il confine con l’Albania a piedi o con l’autobus e sperimentando nuove strade che neanche loro sapevano bene dove li avrebbero portati. Oggi sappiamo che alcune delle persone che hanno sperimentato queste nuove rotte sono finite in Serbia, lì ogni giorno si collegano dagli internet point e consultano le cartine di Google Maps per capire come fare a proseguire il loro viaggio verso l’Europa.

 Non ci sono cifre esatte su quanti sono i migranti presenti in Serbia, ma siamo sull’ordine delle migliaia. Profughi di guerra o migranti economici, arrivati fino a lì con un unico obiettivo: proseguire verso l’Europa. Se è vero che la Serbia assiste per la prima volta a un passaggio continuo di migranti sul suo territorio, è anche vero però che il Paese vanta una storia di accoglienza piuttosto vecchia, già negli anni ’60 infatti i serbi avevano dato asilo a chi scappava dal blocco comunista e negli anni ’70 un folto gruppo di profughi cileni aveva trovato rifugio proprio lì. Ma dire che la Serbia sia abituata a vivere in un contesto multietnico sarebbe dire un’enorme bugia. Il passaggio costante di persone provenienti da ogni parte del mondo non è visto di buon occhio dalla gran parte della società civile, per nulla abituata a condividere il quotidiano con lo straniero. In Serbia non esiste una politica migratoria e la carta di rifugiato politico, prevista dall’ordinamento giuridico sin dai tempi della Ex-Jugoslavia, da solamente la possibilità di essere regolare nel Paese. 

Oggi in Serbia esistono due centri di accoglienza, gli stessi che esistevano negli anni ’60, uno dei due, gestito dall’Unhcr, si trova a Banja Koviljaca, ridente locali termale. A fine novembre in questo paese è stata fatta una manifestazione indetta dalle destre serbe per protestare contro la presenza dei migranti, alla protesta è seguita la chiusura parziale del centro di accoglienza.Secondo Jean-Arnault Derens, giornalista di Le courrier des Balkans, la Serbia, anche se nonè preparata al fenomeno, sta diventando una via importante di passaggio dei migranti e l’Unione Europea sta facendo pressione affinchè la Serbia modernizzi il controllo alle frontiere, blando ai confini con l’Albania e la Bulgaria, e praticamente inesistente dalla parte del Kosovo, confine contestato e non controllato, attraversato illegalmente da armi e uomini. Se è vero quindi che oggi non esiste una vera e propria politica europea sui flussi che passano da quella parte di mondo, è probabile  che tra poco ce ne sia una: l’Unhcr sta lavorando per adeguare gli standard di accoglienza serbi a quelli europei e ci si può aspettare che anche in fatto di controllo delle frontiere tra poco si muoverà qualcosa. Quello che già sta accadendo comunque è che i percorsi cambiano e anche le destinazioni; così l’Italia, che in questi anni è stata ed è terra di passaggio, oggi non è più la meta di molti migranti provenienti dall’Est.

Ospiti della puntata: Andrea Provvisionato, Jean-Arnault Derens, Dusan Aralica

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

 
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