L’Alchimista_09: gioca la tua pensione in borsa

La riforma del sistema pensionistico introdotta in questi giorni dal governo Monti altro non è che un’accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto dalle riforme operate dai precedenti governi. Accelerazione che però racconta molto delle intenzioni del governo e di come sia intenzionato ad affrontare la crisi. Il sistema contributivo prevede in sostanza che ciascun lavoratore accumuli nell’arco della propria vita lavorativa quanto poi si vedrà versato una volta in pensione. Al contrario del vecchio sistema, in cui praticamente chi lavorava pagava le pensioni di chi aveva lavorato in precedenza, viene meno il vincolo di solidarietà sociale che legava le generazioni, prospettando un “tutti contro tutti” senza esclusione di colpi. Situazione notevolmente aggravata – e questa è probabilmente la reale cifra della “riforma” – dalla spinta sui fondi pensione privati che da tutto questo naturalmente consegue. “La pensione”, racconta Andrea Baranes ai nostri microfoni, “smette di essere un diritto per diventare oggetto di speculazione in borsa”. “Con il risultato che paradossalmente (e il vincolo di solidarietà tra generazioni appare qui un ridicolo orpello) ai pensionati converrà che vengano abbassati i salari delle giovani generazioni ancora attive affinchè le aziende sviluppino maggiori profitti, garantendo migliori andamenti borsistici e di conseguenza i fondi pensione possano maturare cedole più alte.”

Un meccanismo senz’altro complesso del quale è difficile prevedere oggi tutti i risvolti. Senza dubbio un ulteriore modo per rastrellare risorse dal campo dei diritti per riversarle su quello della finanza.

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