Passpartù 07: La rivoluzione di chi parte

“C’era solo un posto in Tunisia dove non vedevi tutti i giorni la faccia di Ben Alì: il carcere”. Sono le parole di uno dei protagonisti del film “I nostri anni migliori”, un documentario sulla dittatura tunisina raccontata da chi è arrivato in Italia la primavera scorsa. In questa puntata di Passpartù continuiamo a parlare della Tunisia del dopo Ben Alì e in particolar modo di quella fetta di popolazione che ha deciso di godere della ritrovata libertà per lasciare il suo paese e viaggiare verso l’Europa. Lo faremo assieme ai registi de “I nostri anni migliori” e ad un fotografo che è tornato da poco dalla Tunisia.

 

Mentre tra le sfere più alte della politica italiana si riaccende il dibattito su chi ha diritto ad essere cittadino italiano e chi no, mentre ancora si disquisisce sullo ius soli (il diritto alla cittadinanza sancito in base al posto dove si nasce) e lo ius sanguinis (il diritto sancito in base alla discendenza), mentre parole e carta si sprecano sulla questione, la vita reale va molto più veloce delle norme e la natura dell’uomo, da sempre viaggiatrice, continua inesorabile il suo corso. Le persone viaggiano, si muovono, passano per il nostro paese, qualcuno ci rimane, altri se ne vanno. All’inizio del 2011 in Italia è stata registrata la presenza di circa cinque milioni di residenti stranieri a cui si sono aggiunte le migliaia di persone partite dai loro paesi a seguito della Primavera araba. Dalla Tunisia ne sono arrivati poco ventitremila e di loro si è sentito molto parlare… dove andranno a stare? quale centro di accoglienza li ospiterà? e poi che faranno? dovremo dare a tutti un permesso di soggiorno? come faremo a rimandarli indietro?… Queste sono state le domande più frequenti che ci si è posti e che sono state poste a chi è arrivato in questi mesi. Fortunatamente però c’è qualcuno che ha pensato che quelle persone arrivate a Lampedusa e smistate nei centri di accoglienza sorti in quei mesi in tutta Italia avevano un potenziale incredibile: erano reduci da una rivoluzione, con ancora le immagini negli occhi e le sensazioni nel cuore della rivolta di cui erano stati protagonisti fino a qualche giorno prima. Immagini e sensazioni che nessuno chiedeva loro di raccontare e tirare fuori e che stavano diventando una miccia pronta a esplodere negli animi dei migranti. Stefano Collizzolli e Matteo Calore, registi e documentaristi di Padova, sono andati nei centri e hanno chiesto ai ragazzi di raccontare quello che avevano vissuto in Tunisia. Gli intervistati si sono aperti in lunghi e bellissimi racconti, pieni di vita e di emozione, raccolti all’interno del film “I nostri anni migliori”.

Dei cinque protagonisti del film, solo uno è rimasto in Italia, gli altri oggi sono in Francia, in Germania, in Belgio. Dei ventitremila giunti sulle coste italiane, non sono molti infatti quelli che hanno scelto di rimanere, in migliaia poi sono stati respinti e rimpatriati in Tunisia. Il fotografo Alessio Genovese, che aveva seguito gli sbarchi a Lamedusa quest’estate, è andato a vedere dove si trovano oggi queste persone e che sogni hanno nel cassetto. Genovese racconta una Tunisia in fermento culturale e artistico, dove però gli strati della società più poveri continuano a soffrire e sognano ancora di venire in Europa.

 

 

Per saperne di più sul film “I nostri anni migliori”, per contattare gli autori o organizzare una proiezione nella vostra città: inostriannimigliori.wordpress.com www.zalab.org

 

Per guardare le fotografie di Alessio Genovese

www.alessiogenovese.com

 

Ospiti della puntata: Stefano Collizzolli, Alessio Genovese

Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati e Elise Melot

 

 

 

 

 

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