L’Alchimista_07: ristrutturare lavoro e welfare per recuperare soldi per i mercati finanziari

Recentemente, prima ancora di diventare primo ministro, Mario Monti ha elogiato l’operato di Marchionne e Gelmini, che “con la loro determinazione hanno dato luogo una svolta”. Dichiarazioni che parlano dell’intenzione di ristrutturare il mercato del lavoro e la sua regolamentazione. A partire dalla formazione, con l’introduzione di misure che diversifichino e taglino verticalmente le offerte formative, selezionandone l’accesso. Per arrivare direttamente alla produzione, spingendo sul tasto della contrattazione decenrata e della flessibilità e licenziabilità dei lavoratori. Il tutto condito da un non meglio precisato incremento degli ammortizzatori sociali. Rispetto al welfare, altro settore palesemente sotto attacco su scala europea, bisogna tener presente che non si tratta più, come era stato per lunghi decenni, di un settore accessorio e di sostegno a quelli produttivi, bensì di un settore immediatamente produttivo. Nelle nostre società i servizi, la cooperazione sociale, sono diventati settori determinanti nel comporre il PIL. Letta in questi termini la questione della ristrutturazione del welfare assume il carattere di un ulteriore esproprio, che va ben oltre quello dei diritti sociali. Assisteremo infatti a un rastrellamento di risorse che ha tanto il sapore di una nuova accumulazione originaria. Ne è esempio lampante e chiarificatore la prospettiva di abolire le pensioni di anzianità pubbliche in virtù di un sistema sempre più spostato sui fondi pensionistici privati. Un modo tra gli altri di recuperare risorse da destinare ai mercati finanziari.

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