Passpartù 05: Il sogno di una casa

A Torino le alluvioni travolgono un campo nomadi. A Roma decine di famiglie migranti che vivevano all’interno di un ex-deposito di autobus rimangono senza casa. A Firenze lo sfratto di una donna di origine marocchina finisce con un ricovero in psichiatria. A Napoli si sgomberano più di cento richiedenti asilo e rifugiati per far spazio ai rifiuti. L’emergenza abitativa che ha investito gli italiani in questi ultimi anni colpisce ancora più duramente i migranti. Complici l’intolleranza e la diffidenza. In questa puntata di Passpartù accendiamo i nostri microfoni nelle città italiane dove abbiamo riscontrato le situazioni più critiche. In chiusura invece andiamo molto più a sud, in Mali, da dove la nostra Elise Melot trasmetterà la sua la rubrica “Cronache d’altrove”.

In questi giorni le notizie su alluvioni e mal tempo hanno occupato le prime pagine di tutti i giornali. Tra le cronache e le analisi di esperti metereologi e politicanti, una dichiarazione in particolare ha particolarmente fatto scalpore: si trattava dell’ennesima sparata della Lega Nord, che si rallegrava del fatto che una cosa buona l’alluvione l’aveva portata: la distruzione dei campi rom adiacenti al fiume Po. La notizia di per sè potrebbe anche essere una buona notizia, se vivessimo in un mondo normale, se cioè allo smantellamento forzato dei campi nomadi seguisse un’alternativa abitativa diversa, che auspicano moltissimi rom e sinti che vivono nel nostro Paese. “Basta con il pregiudizio in base al quale i rom rifiutano di vivere nelle case per chè vogliono vivevere nei campi all’aria aperta” ha dichiarato più volte anche ai nostri microfoni la Federazione Romanì “non vogliamo soluzioni speciali e differenziate, vogliamo una casa normale, come tutti”. Il 9 novembre a Roma c’è stata una manifestazione nazionale per il diritto all’abitare dei rom e dei sinti. A quel corteo la Federazione romanì non ha preso parte. “Le soluzioni proposte da chi ha organizzato quell’evento, come le microaree e i tereni agricoli, non sono auspicate dalla gran parte dei rom e dei sinti” ha spiegato Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione. Secondo Nazzareno Guarnieri i campi nomadi vanno superati attraverso l’autogestione, ponendo fine alle convenzioni di gestione dei campi nomadi appaltati a cooperative e associazioni esterne e utilizzando quelle risorse per mettere in programma una vera politica della casa.
A Roma, nella stessa città dove si spendono milioni di euro per i campi nomadi, centinaia di richiedenti asilo e rifugiati politici sono costretti a dormire per strada o in ricoveri improvvisati in palazzine occupate. E’ormai diventato famigerato il caso di Ostiense, dove tantissimi giovani, in prevalenza afgani, vivono tra i binari della stazione. E poi c’è l’occupazione di Romanina, un enclave africana nel cuore dell’università di Tor Vergata, e poi ancora l’ex-ambasciata somala, sgomberata solo qualche mese fa. Ma non sono solo i profughi ad essere vittime dell’emergenza abitativa. Sono molti anche i migranti che vivono qui da molto tempo che per avere un tetto sotto cui dormire sono costretti ad occupare, come è avvenuto a giugno di quest’anno, quando diciassette famiglie senza casa si sono insediate in un ex-deposito di autobus nel quartiere San Paolo. Nel giro di poche settimane l’occupazione – portata avanti da Action, il Movimento di lotta per la casa e i Blocchi precari metropolitani – aveva raggiunto non solo l’obiettivo di offrire un alloggio alle venti famiglie, ma stava anche realizzando diverse attività, dal teatro alla ciclofficina, che potevano costituire una risorsa unica per il quartiere. Il 31 ottobre però l’ex-deposito è stato sgomberato e per ora alle famiglie non è stata offerta nessuna alternativa.
La situazione è critica anche a Napoli, qui non esiste un censimento quanti migranti vivano in questa città, quanti di loro hanno un tetto sotto cui dormire e quanti invece si arrangiano per strada, quello che è sotto gli occhi di tutti però è il degrado in cui sono costrette a vivere tantissime persone, soprattutto nelle periferie della città. Una storia emlematica è quella del parcheggio Brin. In quest’area, situata vicino al porto, dormivano fino ad agosto scorso più di cento migranti, tra lavoratori, richiedenti asilo e rifugiati. Vivevano da sedici mesi in un capannone abbandonato, in condizioni igienico-sanitarie critiche. Quest’estate però l’area è stata sgomberata per fare spazio all’immondizia.
Firenze è l’ultima città che andiamo a visitare. Il capoluogo fiorentino è stato nel 2004 teatro di una storia violentissima. E’la storia di Malika, una donna di origini marocchine che quell’anno venne sfrattata dealla sua casa. Malika era al sesto mese di gravidanza, i poliziotti che la buttarono fuori di casa la sedarono con due iniezioni contenenti medicinali potentissimi che ebbero effetti negativi sul feto. Oggi, a distanza di sette anni, il processo è stato archiviato e ufficiale giudiziario e medico legale assolti. Il 12 novembre a Firenze ci sarà un presidio in solidarietà con Malika e per chiedere la riapertura del caso, promosso dal Collettivo antipsichiatrico Antonino Artaud di Pisa e dal Movimento di lotta per la casa di Firenze.

Ospiti della puntata: Silvia Pepe, Lorenzo Bargellini, Gabriele, Nazzareno Guarnieri
Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

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