L’Alchimista_05: i mercati e la democrazia

Le borse europee sono da settimane in caduta libera, caduta che salvo alcune battute d’arresto sembra essere un trend impossibile da invertire. All’annuncio del governo greco di sottoporre a referendum popolare l’applicazione delle misure di austerity imposte dalle autorità fiananziarie internazionali, le piazze di mezzo mondo hanno accusato un ulteriore tonfo. Tanto che, in seguito ad evidenti pressioni internazionali, il governo di Papandreou ha fatto marcia indietro, rimettendo nel cassetto l’idea del referendum.

I mercati sono oggi strettamente interconnessi a livello globale. Anche un piccolo “passaggio a vuoto”, come potrebbe essere il default greco, un piccolo buco di alcune decine di miliardi di euro, può avere contraccolpi importanti su scala planetaria. Questo dipende dal fatto che molte banche, soprattutto francesi, tedesche ed inglesi, sono in possesso di una gran quantità di titoli di debito greci. L’eventuale dichiarazione di insolvenza da parte di Atene causerebbe serie perdite a queste banche, nelle quali a loro volta hanno investito dei fondi privati statunitensi, in una reazione a catena della quale è difficile immaginare la fine. Ancora una volta quindi sono i mercati e le istituzioni finanziarie internazionali, pubbliche o private che siano, a dettare l’agenda politica degli stati nazionali. Nel caso della Grecia l’ipotesi di aprire una consultazione popolare sull’applicazione delle misure di austerità – consultazione che sarebbe stata in ogni caso tardiva e ricca di ambiguità, giova ricordarlo – è stata semplicemente depennata in seguito ai malumori dei mercati. In altre parole, dove tempi e modalità dei meccanismi democratici non coincidono con le esigenze della finanza, sono gli stessi meccanismi democratici ad avere la peggio e ad essere esautorati.

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