Grecia: colpo di stato bianco

Appena pochi giorni fa la Grecia sembrava orientata verso un referendum popolare per decidere se applicare o meno l’ultima (in ordine temporale) trance di misure di austerity imposte dalle autorità finanziarie europee. “Si sarebbe trattato comunque di un quesito tardivo e insufficiente, tutto tarato sulla minaccia di uscita forzata dall’euro in caso di non approvazione delle misure”, racconta ai nostri microfoni Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare Milano, attualmente ad Atene.   Dopo il passo indietro del governo Papandreou, ripensamento dovuto alle pesanti pressioni internazionali, in particolare da parte di Francia e Germania, si aprono però scenari ancora più preoccupanti. Sono infatti in corso trattative serrate tra il Pasok, partito di governo, e Nea Democratia, principale partito di opposizione, per formare un governo di unità nazionale. Questo governo, che dovrebbe restare in carica fino alle elezioni – elezioni che potrebbero tenersi già il prossimo 19 febbraio – avrebbe il compito di impostare la politica economica dei prossimi anni, ingabbiando qualsiasi governo lo succederà dentro margini di manovra politica molto scarni. Se questa ipotesi, giorno dopo giorno sempre più accreditata, dovesse effettivamente prender corpo, si porrebbe un serio problema di sovranità popolare. Che senso avrebbe infatti votare dei governi che sarebbero comunque obbligati per molti anni ad attenersi a quanto deciso da un governo ad interim che nessun cittadino greco ha votato? La prospettiva si fa ancora più inquietante se si pensa che tra le ipotesi di possibili guide di tale governo circola con sempre maggiore insistenza il nome di Lucas Papademos, già vicepresidente della BCE e governatore della Banca di Grecia, oggi consigliere del premier Papandreou.

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