Passpartù 04: L’emergenza quotidiana

Dal primo gennaio del 2011 ad oggi sono oltre sessantunomila le persone partite dal Nord Africa e arrivate sulle nostre coste. Di questi, 4557 sono stati rimpatriati, mentre gli altri cercano di sopravvivere in Italia o in altri paesi europei. In questa puntata di Passpartù cerchiamo di capire che fine hanno fatto queste decine di migliaia di persone di cui nessuno parla più, in particolar modo seguiremo le sorti dei tantissimi minori non accompagnati che oggi vivono nel nostro territorio.

61.107. Questo è il numero degli arrivi registrati dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno nel periodo che va dal primo gennaio 2011 al 23 ottobre 2011. 61.107 persone, di cui quasi quattromila sono minori, per lo più non accompagnati. Oggi a Lampedusa non arriva più nessuno e, salvo qualche articoletto sulle cronache locali di sporadici sbarchi di migranti, l’argomento sembra non fare più notizia. Eppure a noi sembra lecito chiederci che fine abbiano fatto tutte queste persone. Dove vivono e cosa fanno.
Iniziamo da chi è arrivato ed è stato costretto ad andarsene. Secondo le stime di Fortress Europe, sono 4557 le persone espulse verso la Tunisia e l’Egitto: 4557 rimpatri coatti “avvenuti in deroga alle leggi nazionali sull’immigrazione”, aggiunge il portale di informazione. Poi c’è chi ha proseguito verso nord, un numero imprecisato di persone che è andato a cercare fortuna altrove, soprattutto in Francia e Germania.

Nel nostro Paese l’accoglienza di chi fugge da paesi in conflitto o da crisi umanitarie soffre di una cronica carenza di strumenti utili al reale sostegno all’inserimento nel tessuto sociale, i richiedenti asilo e rifugiati troppo spesso sono non riescono ad ottenere la residenza perchè non hanno un domicilio stabile e di conseguenza non possono usufruire dei servizi di assistenza sociale, molti dormono in rifugi di fortuna e non hanno diritto a cure gratuite negli ospedali. Insomma, il sistema di accoglienza per i rifugiati in Italia non è minimamente adeguato ai bisogni, nonostante le richieste di asilo, comparate con quelle presentate in altri paesi europei, siano esigue. Solo per fare in esempio, mentre in Italia i rifugiati sono uno ogni mille abitanti, nel Regno Unito sono quattro e in Germania sono oltre sette. Nonostante ciò, da noi il sistema ancora non funziona e di questo se ne sono accorti anche altri paesi europei, come la Germania e la Svezia.Così come è accaduto alla Grecia, anche l’Italia è stata considerata incapace di accogliere e garantire i diritti umani di chi fugge da guerre e crisi umanitarie. In questi mesi la Germania ha emesso quarantuno ordinanze temporanee che bloccano l’espulsione di altrettanti profughi verso il nostro Paese e stanno seguendo il suo esempio l’Olanda, la Svezia e la Gran Bretagna.

In base alla legge italiana, i minori non accompagnati devono essere trasferiti in comunità alloggio che abbiamo requisiti strutturali ben precisi: con una capineza non superiore ai 10 piu 2 posti in emergenza, dotati di un personale specifico, etc… La difficoltà a reperire centri con questi requisiti ha fatto si che molti ragazzi sono stati costretti a rimanere a Lampedusa anche per sessanta giorni, in un centro sempre più affollato dove le condizioni igienico-sanitarie si facevano via via più precarie. La situazione è cambiata, racconta Viviana Valastro, quando è stato individuato come soggetto attuatore del piano di accoglienza dei minori il dottor Forlani, dirigente dell’immigrazione nell’ambito del Ministero delle politiche sociali, che ha mdificato il sistema individuando delle strutture di accoglienza temporanea. Oggi, dei più dei mille ragazzi traferiti nelle venti strutture temporanee italiane create per decongestionare Lampedusa, la maggior parte si trova ancora lì. Secondo le indagini svolte da Save the children le strutture offrono un’accoglienza piuttosto buona, ma quello che spesso manca è l’avvio del procedimento legale che permette loro di convertire il permesso di soggiorno in un permesso che gli permetterà di rimanere in Italia anche a seguito del compimento ella maggiore età, un passo da compiere essenziale, soprattutto se si pensa che la molti di loro sono arrivati a un età prossima ai 18 anni. Una mancanza dovuta anche a una carenza strutturale della normativa italiana, che ha generato in molti casi un senso di indefinitezza nello statuto giuridico. Così, secondo i dati riportati dall’ Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione, all’appello mancano circa ottocento minori, scappati dai centri perchè nessuno gli sapeva spiegare cosa ne sarebbe stato del loro.

Ospiti della puntata: Tarek Bouaicha, Viviana Valastro, Carlo Ruggiero, Fulvio Vassallo Paleologo
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati e Elise Melot

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