Passpartù 03: Ripartire da zero

Nel quadro della crisi globale che stiamo vivendo, “ripartire da zero” è un monito per il popolo italiano, che deve necessariamente iniziare a cambiare prospettiva riguardo al fenomeno migratorio, ma “ripartire da zero” è anche una realtà di questi tempi, che riguarda tutti quei migranti che hanno deciso di tornare in patria e di inziare lì a ricostruisi il proprio futuro. Secondo i dati del nuovo dossier Caritas/Migrantes i migranti sono un importante motore della nostra economia, ma il nostro goberno non sembra accorgersene, tagliando sulle politiche di accoglienza e diminuendo i permessi di soggiorno.

E’ stato presentato a Roma il 27 ottobre il dossier statistico sull’immigrazione della Caritas/Migrantes. Quest’anno, tra i concetti chiave dello studio, c’era proprio quello di crisi, una crisi che, nelle parole degli autori del dossier, “rischia di rendere il nostro Paese sempre più disamorato, privo di slanci, quasi in attesa dell’ineluttabile”. In questo contesto, sottolinea il report, molti continuano a considerare gli immigrati un peso ulteriore, di cui l’Italia, già piena di problemi, non si può fare carico. Che questo concetto sia infondato, oltre che cattivo, lo dimostrano i fatti. Basta guardare ai numeri statistici riportati nel dossier per rendersi conto che la presenza dei migranti nel nostro Paese migliora l’economia, la demografia, l’occupazione. Prima di tutto i cinque milioni di migranti regolari che vivono in Italia sono un rimedio per la popolazione italiana, che va invecchiando e diminuendo sempre più . Poiché il deficit demografico ha un impatto sull’occupazione, anche a questo livello l’inserimento degli immigrati si sta rivelando positivo, con riferimento sia al lavoro imprenditoriale che a quello dipendente. Infine è positivo anche il bilancio economico conclusivo, basato su quanto le casse pubbliche spendono per gli immigrati e quanto i due milioni di immigrati occupati mettono a disposizione del Paese. “Il saldo calcolato dagli esperti accredita somme rilevanti” spiega Franco Pittau, respondabile del dossier “la cui funzione è ancor più apprezzabile in questo periodo di crisi in cui è difficile reperire risorse aggiuntive”. Insomma, in termini puramente economici, i migranti non solo non costituiscono un titolo di spesa per il nostro Paese, ma sono anche una importantissima fonte di lavoro e di risorse.
C’è un dato che è stato riportato dal dossier della Caritas che noi riteniamo particolarmente interessante: se si guarda ai numeri dell’anno passato, la presenza complessiva degli immigrati regolari sembrerebbe inalterata: circa cinque milioni di persone oggi e circa cinque milioni nel 2010. In realtà si è determinata una notevole rotazione che ha coinvolto seicentomila persone, miganti che, venuti per insediarsi in Italia, hanno perso il permesso di soggiorno e sono stati costretti o ad andar via o a mimetizzarsi tra le pieghe del lavoro nero. Degli oltre due milioni e mezzo di permessi che erano in vigore al 31 dicembre 2009, a distanza di un anno un quarto è venuto meno. Quest’ultima realtà fotografata dal dossier Caritas/Migrantes introduce il tema principale di questa puntata di Passpartù: l’incapacità di realizzare reali politiche di accoglienza nel nostro Paese e l’allucinante gestione delle risorse che l’Italia e l’Europa intera portano avanti nel settore dell’immigrazione.

A settembre scorso tre navi sono arrivate al porto di Palermo. Trasportavano oltre tre cento migranti, quasi tutti di cittadinanza tunisina. Secondo le indagini portate avanti da organizzazioni e attivisti per la difesa dei migranti, la maggior parte proveniva dal centro andato a fuoco di Lampedusa. Dopo un rimpallo tra diversi porti del sud Italia che è durato diversi giorni, i migranti sono stati rimpatriati. Le imbarcazioni sono costate al Viminale novantamila euro al giorno. La vicenda delle navi-lager, come erano state ribattizate dai cittadini palermitani, è solo uno dei tanti esempi di incapacità di gestire l’accoglienza e di cattiva gestione delle risorse. Insomma, non è vero che i soldi non ci sono, la realtà è che vengono spesi malissimo, ad esempio per la lotta al contrasto dell’immigrazione clandestina, una battaglia persa in partenza, combattuta a suon di milioni di migliaia di euro. Satelliti, sistemi radar, sistemi di intercettazioni dal valore di centinaia di milioni di euro, e poi spese che non rientrano direttamente nei capitoli del contrasto all’immigrazione clandestina ma sono invece giustificate nei capitoli della difesa, pur avendo sempre lo stesso obiettivo, come i finanziamenti a unità navali e aeree per il pattugliamento delle coste.

In questo scenario scoraggiante, un lume di speranza c’è. Si sta assistendo a un rinato orgoglio nei confronti delle possibilità che si aprono nei paesi di origine, un orgoglio che probabilmente sarà
l’unica reale spinta per chi è emigrato a tornare in patria. “Non saremo noi ad esportare nuovi modelli, dal momento che i nostri stanno fallendo, ma saranno le popolazioni che vivono nelle aree più
fragili che troveranno un loro percorso verso una libertà condivisa da tutti” come ha detto ai nostri microfoni il sociologo Marco Revelli.

Ospiti della puntata: Antonio Mazzeo, Marco Revelli, Nikos Ghionakis
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati e Elise Melot

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