Tunisia al voto (democratico)

Tunisi 23 ottobre. Sembra una domenica di fine ottobre come tante altre. La temperatura mite favorisce il lento sbocciare delle bougainvilles rosa, i cui rami sembra vogliano evadere dai muri di cinta delle case. Poco traffico nelle strade del centro, ma un intensificarsi di macchine e un piccolo ingorgo intorno alla scuola media di quartiere. Un vigile e qualche imprecazione in arabo per una macchina in seconda fila.

Il muro bianco e celeste della scuola in via Ressas a Tunisi è lungo più di trenta metri. Nella circoscrizione elettorale di El Menzah, è stato scelto quello per appendere la lunga fila di candidati e partiti che dopo 23 anni di dittatura di Ben Ali si sfidano nelle prime elezioni libere della primavera araba. In realtà, gli anni sono molti di più, se si considera che prima di Ben Ali, Bourguiba non era proprio un amante del voto. Due generazioni scippate del più elementare diritto democratico. Moncef Marzouki, presidente del partito Congrès Pour la Republique, lo riassume in una battuta ”Sono contento di esercitare il diritto di voto per la prima volta in vita mia”. Il suo partito è dato tra i possibili vincitori. “Sotto Ben Ali, la gente era obbligata ad andare a votare [per lui, ndr], oggi ci va spontaneamente e liberamente”, commenta una delle persone ferme nei cento metri di fila che la separano dall’ urna. Una fila ordinata in cui la gente sorride e scherza con la polizia e con l’esercito che vegliano il corretto svolgimento delle procedure. Tra la gente, c’è la consapevolezza di vivere un momento storico, sapendo che gli occhi del mondo guardano la Tunisia come un modello possibile da seguire. Ragazzi con badge e adulti con la pettorina, ci indicano che tutto avviene sotto gli occhi degli osservatori nazionali e internazionali, presenti in massa all’appuntamento. Con 11.000 candidati in corsa per i 217 posti dell’Assemblea Costituente, qualche motivo di preoccupazione c’è. L’Assemblea avrà il compito di esprimere un nuovo esecutivo, e di dirigere i lavori per la promulgazione di una nuova Costituzione. Un ruolo non da poco.

Tra le incognite maggiori, c’è quella del partito islamista Ennahdha, che con il suo approccio populista rischia di trainare questa transizione. Fiutando la trappola delle strumentalizzazioni politiche, il suo Segretario Generale Hammadi Jbeli afferma che il suo partito rispetterà l’esito elettorale qualsiasi sia il risultato. Risultato sicuramente incerto, tanto che Ahmed Néjib Chebbi, capolista del Partito Democratico Progressista, dichiara di aspettarsi “numerose sorprese”. Di fatto, nelle prospezioni messe in atto nei giorni precedenti, nessun partito dovrebbe superare la soglia del 15-17 %, rendendo cosi inevitabile un governo di coalizione.

Intanto, islamisti o non islamisti, la libertà di espressione resta ancora fragile. Proprio in questi giorni, la televisione indipendente Nessma TV è portata in giudizio da 144 avvocati e un numero sostanzioso di cittadini per aver trasmesso il film “Persepolis”, storia a fumetti e critica illuminata all’Iran contemporaneo. Reporters Sans Frontieres, nemico numero uno sotto il regime, ha appena aperto un ufficio nella capitale, e lo pubblicizza come una lavatrice sui grandi pannelli pubblicitari del centro dove appare una sola laconica scritta a forma di titolo di giornale: “Liberi, fino a quando?”

Nell’ebbrezza dell’ottimismo, i Tunisini attendono i risultati entro la mezzanotte di domenica anche se in molti considerano martedì 25 ottobre come il primo momento utile per avere risultati certi. Dopo 23 anni di attesa, ci vuole ancora qualche ora di pazienza in più.

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