Passpartù 02: La nuova Tunisia

Il 23 ottobre il popolo tunisino è chiamato alle urne per le prime elezioni dopo la fine della dittatura, con questo voto si eleggeranno i 217 membri dell’Assemblea Costituente, l’organismo incaricato di redigere la nuova Carta Costituzionale. Un appuntamento importante, a cui sono chiamati a partecipare, per la prima volta nella storia della Tunisia, anche i cittadini all’estero, che oggi costituiscono il 10% della popolazione.

A disposizione dei cittadini tunisini in Italia ci sono più di 75 seggi – oltre all’ambasciata e ai consolati – dove il 20, 21 e 22 ottobre si potrà andare a votare semplicemente mostrando un documento di identità. Hanno diritto al voto tutti i cittadini tunisini residenti in Italia, anche quelli arrivati prima del 6 aprile scorso e che hanno ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Noi abbiamo parlato con alcuni di loro. Sono giovanissimi e sono arrivati in Italia a marzo, dopo la fuga di Ben Alì. Stanno seguendo il processo elettorale attraverso la televisione e Facebook. Gli abbiamo chiesto cosa ne pensano di queste elezioni e come si immaginano il futuro del loro paese.I punti di vista e le opinioni sono diverse: c’è chi è è disilluso e crede che la Tunisia è destinata a una seconda dittatura e chi invece pensa che le cose cambieranno, perchè ora il popolo non ha più paura di farle cambiare.
Ai giovani, veri protagonisti della rivoluzione tunisina, si è cercato di dare priorità con la nuova legge elettorale, con l’imposizione di un vincolo di “quote giovani”: il 25% dei candidati deve essere, per legge, sotto i trenta anni. Una nota positiva, che purtroppo per ora sembra rimanere solo sulla carta: Youssef Tlili è il rappresentante dell’Unione studenti tunsini, ci ha spiegato che ci sono dei giovani sulle liste, ma si trovano in fondo e probabilmente non saranno eletti. Nonostante ciò Tlili è fiducioso: numerosi studenti, ci racconta, andranno a votare e molti sono coinvolti nelle campagne elettorali e negli osservatori.

In questi giorni il permesso di soggiorno per motivi umanitari per chi è arrivato prima del 6 aprile in italia è stato prorogato per altri sei mesi, fino ad aprile del 2012. Oltre al permesso di soggiorno però, denunciano migranti e associaizoni, è stato fatto ben poco. I percorsi di integrazione e introduzione al mondo del lavoro previsti non sono praticamente mai partiti e molti migranti oggi si trovano nella stesse condizioni di sei mesi fa: senza lavoro, senza casa, senza prospettive. Per affiancare i migranti tunisini nel rivendicare il loro diritto di soggiorno in Italia è nata la campagna promossa da Ya Basta dal nome “Dignità non clandestinità”. La campagna è iniziata prima che il governo concedesse la proroga del permesso di soggiorno, ma oggi continua, per ribadire che non basta solo un pezzo di carta.

Ospiti della puntata: Iheb, Alì, Youssef Tlili, OUejdane Mejri, Neva Cocchi
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati e Elise Melot

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