Passpartù 01: La rivoluzione dei campi

In questa prima puntata della stagione raccontiamo la presenza dei migranti braccianti alla manifestazione del 15 ottobre e il movimento che si è creato a seguito dello sciopero di Nardò quest’estate: in questo paese della provincia leccese dopo anni di lavoro nei campi a condizioni disumane i lavoratori hanno deciso di incrociare le braccia.

“Tutto ciò che c’è di bello al mondo si è ottenuto manifestando”. Questa frase l’ha pronunciata nel corso dello sciopero Yvan Sagnet, tra i progaonisti di quei giorni. Yvan, studente di ingegneria all’università di Torino, era andato a Nardò per guadagnare qualche euro, ma appena è arrivato ha capito che era impossibile lavorare a quelle condizioni. “Era peggio dell’Africa, lì”. Ci dice Yvan. E non stentiamo a immaginarlo, visti i racconti che lui e tanti altri lavoratori ci hanno fatto negli ultimi anni. Costretti a lavorare senza nè guanti nè scarpe adatte, ingaggiati da caporali che venivano nel centro di accoglienza che li obbligavano a consegnare loro i documenti originali, obbligati a comprare al caporale il panino per il pranzo a 3 euro e 50, più i cinque euro spesi ogni giorno per farsi trasportare ai campi. “Non era sfruttamento quello, ma riduzione alla schiavitù”.Ma a Nardò nessuno aveva mai osato dire nulla. Quest’anno il muro del silenzio si è rotto e i lavoratori hanno trovato la forza di rivendicare a gran voce i loro diritti. In queste settimane la battaglia dei lavoratori stagionali ha salutato le sue prime vittorie: il caporalato è diventato reato, punibile con multe salatissime e fino a otto anni di carcere e il trasporto dai centri ai campi il prossimo anno sarà pagato dai comuni. Ma non è abbastanza. “Il caporalato non è solo la persona che va nei campi di accoglienza a ingaggiare i braccianti, ma caporale è tutto il sistema, anche le aziende” spiega Sagnet “e noi vogliamo combattere quest’ultime, bloccando l’intera produzione e costringendole a venire a patti con noi”.

Il 15 ottobre, in occasione della giornata europea di mobilitazione contro le politiche anticrisi dei governi, i braccianti migranti di tutta Italia scendono in piazza, sotto lo slogan di “Addà passà a nuttat, contro ogni sfruttamento: terra, lavoro e liberazione”. E si incontrano anche il giorno successivo, il 16, al centro sociale Ex-Snia, per continuare a costruire questa rete tra i lavoratori braccianti di tutta Italia ma anche per creare una piattaforma comune inseme ai piccoli agricoltori (l’appuntamento per il 15 è alle 13 davanti alla stazione Termini, a via Giolitti e per il 16 alle 11 del mattino al centro sociale Ex-Snia di via Prenestina) . Oltre ai due giorni romani, la rete sta muovendosi anche attraverso altri canali: i lavoratori hanno aperto un blog, bracciantiboncuri.wordpress.com, e sta già confrontandosi per strutturare la battaglia per il prossimo anno, che ha un obiettivo preciso: bloccare l’intera produzione.

Ospiti della puntata: Yvan Sagnet, scioperante di Nardò; Arturo, Equosud; Gervasio Ungolo, Osservatorio migranti Basilicata

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

passpartù@amisnet.org

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