L’alchimista_01: il corto circuito del debito

L’Alchimista. Economia e finanza nel XXI secolo

Il debito pubblico degli stati, tanto in Italia quanto negli altri paesi, è in gran parte detenuto dalle banche e da holding finanziarie. Le stesse entità e soggetti che da un lato hanno determinato la crisi finanziaria e dall’altro, a crisi conclamata, hanno beneficiato degli interventi statali per evitare il fallimento.  “Secondo stime prudenziali del FMI e di altri organismi internazionali, dopo la crisi dei mutui subprime sono stati versati da parte degli stati oltre 14.000 miliardi di dollari per salvare gli istituti bancari”, racconta ai nostri microfoni Andrea Baranes, di CRBM. Soldi che evidentemente non sono stati investiti per riattivare l’economia. Risulta evidente il paradosso di un sistema finanziario che fagocita risorse pubbliche precipitando i debiti sovrani a livelli mai visti, per poi, una volta risollevatosi dal rischio imminente di fallimento, battere cassa e scommettere sul fallimento degli stati stessi, determinando l’acuirsi della crisi e l’impennata degli interessi che gli stati pagano sui propri debiti. Lo stato italiano ha avuto minor necessità di altri stati europei di intervenire in aiuto delle banche, effettivamente meno esposte rispetto agli istituti di altri paesi. Ciononostante l’Italia paga un caro prezzo in termini di interessi a causa dell’emissione massiccia di titoli di debito da parte di altri stati (Germania, Stati Uniti, Cina in testa), che hanno sostanzialmente fatto concorrenza sul mercato ai nostri titoli di stato.

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