Opg: “L’unica riforma possibile è la chiusura”

E’stato approvato il 27 settembre al Senato il testo sugli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) licenziato dalla Commissione d’inchesta sul sistema sanitario. La risoluzione prevede una riforma del sistema di detenzione psichiatrica. “Un primo passo di un lungo percorso” ha dichiarato Stefano Cecconi, del comitato Stop opg.

Secondo il comitato, che si batte per un nuovo approccio alla salute mentale in Italia, il testo ha significato una tappa di una riforma che dovrà necessariamente prevedere la chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani, dove 1500 cittadini vivono in condizioni disumane.
In base alla risoluzione, il governo si è impegnato a riorganizzare le strutture interne degli opg ai fini di renderle compatibili con quelle degli ospedali, a decongestionare l’affollamento riportando parte degli internati in apposite sezioni delle carceri in grado di offrire assistenza psichiatrica, a stipulare convenzioni con le Regioni che ospitano le sei strutture (Sicilia, Campania, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia) affinchè gli Opg possano diventare luoghi più umani e meno repressivi.
“Gli opg non sono altro che carceri sovraffolate per malati di mente, che invece di essere curati vivono in ambienti degradati” commenta Cecconi “per cui gli atti che prevedono il testo sono importanti, ma non risolvono il problema. La soluzione non è ricostruire le sei strutture e metterle a nuovo, ma chiudere gli opg. La nostra battaglia non si ferma qui: alla logica della custodia e della carcerazione bisogna sostituire quella della assistenza e della cura”.

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