La Grecia e la debolezza dell’UE

La Grecia è in vendita. Mettere sul mercato e cedere al migliore offerente beni pubblici quali porti, aeroporti, autostrade, compagnie telefoniche e di trasporti, è stata l’unica soluzione che FMI, BCE e UE, la cosiddetta Troika, sono riusciti a trovare per evitare il tracollo finanziario di Atene. Eppure, dati alla mano, risulta chiaro che queste misure, applicate in simultanea ad ulteriori tagli a pensioni, salari e diritti sociali e sul lavoro, non saranno in grado di far rientrare il deficit, che continuerà invece a crescere. “La Grecia è un esperimento che le elitè neoliberiste internazionali stanno portando avanti, un esperimento per stabilire in Europa un nuovo ordine sociale, per azzerare in un colpo solo il risultato di decenni di lotte della classe operaia”. Sono parole di Dimitrios Papadimoulis – membro del parlamento europeo e di quello greco all’interno della coalizione di sinistra Synaspismòs – che aggiunge che “la crisi è solo una scusa per erodere diritti e dignità ai lavoratori”.

Il costo dell’eventuale fuoriuscita della Grecia – come degli altri paesi maggiormente minacciati dalla crisi economica – dall’UE, sarebbe troppo alto da pagare per l’unione stessa, che subirebbe un effetto domino che porterebbe inevitabilmente al fallimento dell’intero sistema. Sempre secondo Papadimoulis, l’unica possibilità di riscatto e sopravvivenza per l’unione sta in una radicale inversione di tendenza, che miri ad appianare le differenze sociali anzichè acuirle e ad assumere il debito dei paesi del sud come debito europeo. “Le banche centrali degli stati uniti, del Giappone e della Gran Bretagna hanno delle politiche chiare e unitarie per far fronte alla speculazione, cosa che manca all’Europa, esponendola alle minacce dei mercati”.

Quanto avvenuto in Grecia il 28 e 29 giugno – quando decine di migliaia di manifestanti riunitisi per contrastare il voto parlamentare di ratifica delle misure imposte dagli organismi economici internazionali, sono stati violentemente attacacati dalla polizia che li ha colpiti, inseguiti e arrestati in maniera indiscriminata – parla dell’intenzione del governo di andare dritto per la propria strada, reprimendo qualsiasi tipo di opposizione sociale. La risposta del governo alle sollecitazioni della piazza agìta per mano della polizia è anche, forse soprattutto, un monito per il futuro, per quanti volessero mettere in discussione la direzione indicata dalla Troika e sostenuta dal governo. “Quanto accaduto parla però anche di una profonda debolezza di un governo, messo alle  strette dai poteri economici e destinato a dissolversi”, continua Papadimoulis. “La grande sfida che la sinistra greca deve oggi affrontare è la formulazione di proposte alternative in cui la maggior parte dei greci, che non è d’accordo con le politiche economiche imposte dal governo, possa riconoscersi”, conclude.

Intanto la Grecia è in fermento, e tra mille difficoltà ha già dato la sua sfiducia, nei fatti, non solo al governo ma a tutta la classe politica. Sfiducia che si può tranquillamente estendere allo stesso sistema della democrazia rappresentativa. Le persone che abbiamo incontrato in piazza Syntagma, una composizione trasversale a fedi politiche e generazioni, non sembrano attendere risposte da nessuno dei rappresentanti parlamentari, ma piuttosto aver iniziato la marcia verso una propria costruzione autonoma di alternative. Il percorso è appena iniziato e sarà tortuoso, denso di pericoli e difficoltà – non ultimo il fatto che allo stato attuale si profilano anni di impoverimento progressivo, di contrazione dei consumi e di depressione economica – ma questa sembra in ogni caso l’unica strada percorribile.

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