Babush 38: in Grecia è la resa dei conti

Per settimane Piazza Syntagma, la piazza della costituzione antistante il parlamento greco,  è stata occupata e presidiata dai cittadini, che hanno approfittato della scintilla spagnola per tornare nelle piazze dopo più di un anno di relativo silenzio. Più che “indignados” però le persone presenti in piazza, davanti al parlamento, sembravano disorientate, unite quasi unicamente dalla consapevolezza di non aver nulla a che vedere con un governo corrotto che sta scommettendo sulla loro povertà. Nonostante la composizione di Piazza Syntagma parli senza dubbio di un nuovo bisogno di politica da parte di migliaia di persone non coinvolte in dinamiche organizzate, la sensazione predominante che si respirava in piazza era la mancanza di prospettiva. Mancanza di prospettiva probabilmente riconducibile al fatto che i precedenti cicli di lotte – decine di scioperi generali in poco più di tre anni, con manifestazioni massive che hanno raccolto numeri straordinari per un piccolo paese come la Grecia – non avevano condotto ad alcun risultato e che le misure imposte dagli organismi internazionali erano state progressivamente applicate. La coscienza che un sistema, quello della democrazia rappresentativa, sia giunto al capolinea, non è evidentemente sufficiente a individuare un’alternativa.

Il 29 giugno 2011 è stata votata in parlamento l’applicazione delle misure imposte alla Grecia dal FMI, BCE e UE. Misure che tra tagli e privatizzazioni dovrebbero ammontare a circa 70 miliardi di euro e permettere alla Grecia di accedere all’ultima trance dei prestiti erogati dalla cosiddetta troika. Leggendo i dati del piano economico per gli anni 2012-2015 risulta chiaro che i sacrifici del popolo greco non avranno alcun risultato nemmeno sotto il profilo della riduzione del debito che rimarrà stabile. Osservando i dati che il governo stesso utilizza a supporto della propria iniziativa è lampante che il debito non solo non si ridurrà, ma aumenterà nei prossimi 4 anni,nonostante le politiche lacrime e sangue imposte alla popolazione. Scopo ultimo del progetto del governo è l’istituzione di un’agenzia che agirà come ente di diritto privato, con l’obiettivo di svendere il patrimonio pubblico. L’agenzia sarà totalmente svincolata dalla pubblica amministrazione, che cede ogni diritto sulle proprie proprietà. Secondo un documento stilato dal gruppo di studio e di supporto legale dell’assemblea popolare di piazza Syntagma, tra le particolarità della legge che istituisce suddetta agenzia, c’è che una volta trasmessi ai privati non sarà più possibile che lo stato possa rientrare in possesso dei propri beni. Ai privati si da ogni diritto di appropriarsi di spiagge, mare, porti, intere isole. La spartizione delle risorse statali ha già i suoi nomi e cognomi. Alcuni esempi: per l’acquisizione dell’azienda pubblica del gas hanno già mostrato il loro interessamento i gruppi bancari UBS, Rothshild e Alpha Bank. Per quanto riguarda invece le ferrovie il nome cui guardare è quello di Price Waterhouse Coopers. Altro discorso va fatto per la privatizzazione delle risorse del sottosuolo. Secondo una ricerca del politecnico dell’università di Creta, ricerca presentata nel corso di un convegno pubblico svoltosi il 19/05/2010 e deliberatamente ignorata, i soli introiti provenienti dalla vendita del gas naturale di cui la Grecia dispone sarebbero quasi sufficienti a risanare il debito pubblico. Invece anche questa risorsa sta subendo un processo di privatizzazione. A interessarsene sono HSBC Bank, EFG Eurobank e Citygroups  Global Markets.  Colpisce come a beneficiare dei processi di privatizzazione dello stato greco siano gli stessi organismi bancari che sono stati la causa scatenante della crisi e che hanno già usufruito di massicci aiuti pubblici senza dover garantire nulla in cambio. Parallelmente viene demolito ciò che resta del diritto del lavoro. Viene offerta alle aziende la possibilità di applicare un orario lavorativo elastico di dieci ore senza il riconoscimento dello straordinario. E’ inoltre prevista la possibilità di assumere giovani con meno di venticinque anni con un salario decurtato del 20% rispetto al salario minimo garantito (600 euro). Ci sarà un’ulteriore riduzione delle pensioni. Viene istituita una “tassa di solidarietà” uguale per tutti i liberi professionisti, indipendentemente dal reddito.

Mentre in parlamento si votava nella piazza antistante il parlamento esplodevano i disordini, fomentati da un atteggiamento violentissimo della polizia, presente in quantità straordinarie e responsabile di provocazioni e infiltrazioni, come dimostrano numerosi video diffusi nel web. Le forze di polizia hanno fatto un massiccio uso di gas lacrimogeni di fabbricazione israeliana, di particolare potenza e che anche molte ore dopo la fine degli scontri ancora rendevano l’aria irrespirabile e irritavano la pelle di quanti si trovavano nei dintorni. Circa un’ora dopo la fine delle votazioni la polizia ha attaccato la folla dei manifestanti in maniera indiscriminata, rendendo Piazza Syntagma impraticabile e distruggendo parzialmente l’accampamento che da settimane presidiava lo spazio. Ma le forze di polizia non si sono limitate a questo, rincorrendo in manifestanti, la maggior parte dei quali assolutamente pacifici, per strade e vicoli, tendendo agguati e scatenando una vera e propria caccia all’uomo. I poliziotti in motocicletta hanno girato per la città fino a notte fonda cercando chiunque potesse aver partecipato alle proteste, colpendo con calci e manganelli dalle moto in corsa e arrestando senza alcun criterio chiunque capitasse loro a tiro. Bilancio della giornata: 700 feriti che si sono rivolte ai medici presenti in piazza oltre a un numero imprecisato di intossicati dai gas che hanno dovuto far ricorso alle cure ospedaliere. Mentre non è ancora ufficiale il dato degli arrestati è stata annunciata un’inchiesta sul comportamento della polizia, che però non è ovviamente autodeterminato. La sensazione di chi ha vissuto la giornata del 29 giugno ad Atene è che si sia trattata di una vera e propria resa dei conti, in cui il governo ha messo in chiaro che chiunque voglia ribellarsi al nuovo corso, sia pure manifestando in piazza il proprio dissenso, è d’ora in poi destinato a subire una dura e indiscriminata repressione. Un utilizzo sproporzionato della forza, con il chiaro scopo di colpire i manifestanti il più duramente possibile, una reazione inutile, pericolosa e immotivata, condita da un profondo odio dei poliziotti nei confronti dei manifestanti.

Risulta chiaro da più parti come il governo greco sia vittima e complice di pressioni internazionali ad opera di poteri economici che vogliono fare di Atene un esperimento di contrazione dei diritti ed erosione delle libertà eventualmente applicabile in altri paesi europei.

Che possibilità hanno gli abitanti della Grecia di sottrarsi a questo scippo di diritti e di vita è difficile da dire. Certo è che oggi le strade sembrano tutte chiuse e la sensazione di rassegnazione ad un destino ineluttabile è molto forte. Nonostante questo i greci restano nelle piazze, anche in occasione della votazione delle misure attuative dl piano di austerità, che si sono svolte il 30 giugno. Che altro potrebbero fare?

Ospiti della puntata

Marco Santopadre, direttore di Radio Città Aperta

Argiris Panagopoulos, giornalista

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