La Grecia in vendita. Repressione brutale contro il dissenso

Duri scontri ad Atene a seguito dell’apporvazione del nuovo piano di austerity proposto dal governo di Papandreou. Nonostante le decine di migliaia di persone scese in piazza oggi, il governo del PASOK è riuscito ad ottenere l’approvazione di pesanti misure che prevedono tra le altre cose nuovi tagli alle pensioni, la riduzione dei salari per i giovanissimi e la privatizzazione di interi settori pubblici dell’economia. Gli scontri sono iniziati in tarda mattinata, ma è nel primo pomeriggio che ad Atene si è scatenata un’autentica caccia all’uomo con la polizia che, dopo aver attaccato i manifestanti con lacrimogeni e manganelli, si è lanciata in lunghi inseguimenti per le strade della città. “Ho visto motociclette inseguire manifestanti sui marciapiedi e diverse persone cadere sotto i colpi dei manganelli” racconta nella corrsipondenza da Atene Ciro Colonna. Nella mattinata si contavano già centinaia di feriti e di ricoveri negli ospedali, mentre non si hanno notizie certe sul numero di arresti. Piazza Syntagma, occupata per diverse settimane da un presidio permanente, è stata sgomberata e così è accaduto anche nelle altre principali piazze dove i manifestanti hanno cercato riparo. L’attacco più pesante da parte della polizia è iniziato circa un’ora dopo la fine del voto al Parlamento ed è stato giustificato con la necessità di far uscire i deputati. Ma la violenza delle forze dell’ordine contro i cortei sembra più rispondere ad una logica di rivalsa, dopo le settimane di occupazione. Ora la strada per il governo di Papandreou, che ha strappato l’approvazione del pacchetto per soli 5 voti, appare in discesa, dopo settimane di pesante crisi e le critiche interne allo stesso PASOK. Il nuovo piano consetirà al governo di ottenere dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Commissione europea e dalla Banca centrale europea, l’ultima tranche del prestito da 110 miliardi di euro approvato lo scorso anno. Gli impatti per la popolazione greca, già piegata dal piano lacrime e sangue approvato lo scorso anno, saranno però pesanti. Tra le misure più contestate quella che prevede una riduzione del 20 per cento rispetto alla soglia minima del salario per i giovani tra i 18 e i 20 anni, ma anche la cessione ad aziende private delle principali società di servizi rimaste pubbliche. Dalla luce, all’acqua,  al gas, i contratti di cessione delle aziende statali sono già stati siglati e vedono figurare tra gli acquirenti importanti società straniere. Come la UBS che si sarebbe aggiudicata la parte più consistente della società pubblica del gas, o la britannica PricewaterhouseCoopers che ha messo le mani sulle ferrovie, o ancora il colosso bancario HSBC che punta ad ottenere le concessioni per lo sfruttamento degli idrocarburi nell’Egeo. Svendite che invece di risollevare l’economia greca potrebbero tradursi in ulteriori perdite, come sottolinea un accurato documento elaborato da una commissione di legali a sostegno del presidio di Piazza Syntagma. Nel 2015 il debito greco arriverà a oltre 500 miliardi di euro e la previsione del governo, con i nuovi tagli, è di ridurlo di 402 miliardi. Una percentuale insignificante a cui si dovranno sommare le perdite nette provocate dalle svendite. Solo con il gas nell’Egeo, denunciano i legali, si perde una fonte di reddito che avrebbe garantito una porzione cospicua del risanamento. Nel nuovo piano di tagli non mancano infine misure di dubbia costituzionalità come quelle che concedono ai privati lo sfruttamento o l’edificazione all’interno di aree protette o la cessione di intere porzioni di territorio.

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