Kater I Rades: Sentenza amara

Riceviamo e diffondiamo il comunicato delle Reti Antirazziste pugliesi, riguardo alla sentenza in secondo grado sulla vicenda della Kater I Rades, la barca albanese che 14 anni fa fu speronata da una nave della Marina MIlitare, causando la morte di 108 persone. “Una sentenza amara, per la quale nessuno pagherà con il carcere o misure alternative”.

Lecce , Corte di Appello, 29 giugno 2011 ore 02,00 del mattino: 13
ore di camera di consiglio e 14 anni di attesa per una sentenza amara
per tutti coloro che speravano di avere giustizia di una strage
assurda come quella del 28 marzo del 1997 nel canale d’Otranto.

Tre anni al pilota albanese della nave Xhaferi e due anni al
comandante Laudadio della corvetta Sibilla, condannati per omicidio
colposo, reato derubricato per lesioni colpose, un pugno di euro come
risarcimento per le parti civili.

Una sentenza per la quale nessuno pagherà con il carcere o misure
alternative, ma che “fortunatamente” non accoglie quanto addirittura
era stato richiesto in dibattimento dalla Pubblica accusa, ovvero che
di fatto Marina Militare e Stato Italiano andassero totalmente
assolti, poiché “incolpevoli dello speronamento della nave albanese”
nel corso di un’operazione di respingimento di profughi in acque
internazionali e che di fatto criminalizzava la volontà degli
albanesi di fuggire dalla Valona in piena guerra civile, a bordo di
quella piccola imbarcazione.

Una sentenza che è in linea con quanto scrivemmo come associazioni
antirazziste brindisine a poche ore dall’affondamento di quella nave ,
ovvero che a pagare, se pur lievemente, sarebbero stati solo gli ultimi
di una lunga catena di responsabilità, e che conferma come noi, i
superstiti del naufragio e alcuni avvocati, in quel lontano 97,
avessimo ragione sull’indicare in un Tribunale Internazionale il solo
soggetto a cui rivolgerci per la violazione di diritti e trattati
internazionali avvenuta in quelle poche miglia che dividono l’Albania
dalla costa pugliese d’Italia.

Spariti dai processi di primo grado i ministri dell’allora governo
Prodi e gli ammiragli competenti che avevano dato ordine alle due navi
italiane , la Zefiro e la Sibilla, di intercettare e respingere le
carrette del mare albanesi; nel frattempo rese introvabili, distrutte,
lacunose e tali da non essere utilizzabili come prova cardine di
quelle responsabilità, le comunicazioni, radio, telefoniche, dispacci
diplomatici, ecc.

Dall’altro lato, lo Stato albanese fragilmente costretto a dipendere
dagli aiuti esterni e in primis dall’Italia è rimasto di fatto in
disparte, forse non volendo inimicarsi la classe politica del nostro
paese , non ha mai spinto affinché fosse intrapreso il percorso di
un giudizio internazionale e da esso oggi, nel contesto attuale, in
cui si chiede che il paese dell’Aquile entri a far parte dell’area
Euro, è impensabile che ci si aspetti uno scatto di orgoglio
nazionale.

Insomma un iter che ci ricorda le tante stragi di Stato, da Piazza
fontana, a Bologna, Brescia, Ustica, che insanguinarono gli anni della
nostra generazione .

Un processo che nonostante tutti i “sabotaggi” informativi della
prima ora è riuscito ad andare avanti solo all’ostinazione di noi
antirazzisti brindisini e pugliesi e dei superstiti e dei familiari
delle vittime, che fecero divenire un caso politico la richiesta di
recupero della Kater i Rades, affichè le versioni di Stato sull’
accaduto fossero smentite attraverso l’analisi dello scafo e il
recupero dei corpi.

Oggi, quella che fu una bara per un centinaio di donne e bambini
albanesi, giace arrugginita in un’area dismessa della Marina e solo
grazie alle proteste degli antirazzisti e degli avvocati delle parti
civili, essa non è stata rottamata ma, se non si provvederà a fermare
l’incuria degli uomini e il passare del tempo, di quella tragedia non
rimarrà traccia.

Forse l’unico risarcimento alle vittime sarebbe quello di restaurare
quella bara collettiva e riportarla a Valona per farne un monumento a
tutte le tragedie del mare , ma anche monito a tutti coloro che con
linguaggi xenofobi e razzisti ad ogni emergenza da flussi migratori
invocano misure folli e criminali come il respingimento in mare dei
profughi e misure segregazioniste antimmigrati

Noi antirazzisti pugliesi continueremo a chiedere giustizia per le
vittime della Karer come quelle di tutte le tragedie dell’immigrazione
e saremo sempre al fianco dei migranti, come ieri 28 marzo quando
abbiamo manifestato insieme ai familiari albanesi dinanzi al Tribunale
di Lecce.( vedi http://www.pugliantagonista.
it/osservbalcanibr/kater_appello.htm)

Oggi il nostro cuore è ancora di più vicino al loro, vicino ai
genitori e ai familiari di Basha Zhylien 3 anni, Demiri Lindita 12
anni, Greco Kristi 3 mesi, Xhavara Credenza 6 mesi , Sula Kedion 2
anni, Bestrova Dritero 10 anni e Kostantin 2 anni, Xhavara Gerald 5
anni Xhavara Kamela 10 anni e… tante altre anime di angeli gettati in
un abisso del canale d’Otranto, in un giorno in cui il nostro paese fu
colpito dalla follia razzista antialbanese

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