Passpartù 38: Tragedie greche

 

Per chiudere l’anno, abbiamo deciso di tornare in Grecia, un paese di cui ci siamo trovate a parlare molte volte e su cui abbiamo concentrato gran parte delle nostre ricerche negli ultimi mesi. Della vita dei migranti che si trovano in questa nazione ce ne parlerà Ali, un giovane rifugiato afgano che vive in Italia, che è vissuto in Grecia e che quest’inverno ha deciso di andarci in vacanza, per ritrovare i suoi amici che non sono mai arrivati in Italia. Andremo poi ad Atene, dove il nostro inviato Ciro Colonna sta intervistando i migranti che in questi giorni manifestano insieme ai greci in piazza Syntagma, nel cuore della capitale. Infine vi lanciamo un invito per il No Border Fest, che ci sarà a Roma, in cui sarà presente anche la nostra redazione e che sarà l’occasione per farvi vedere ed ascoltare un documentario che abbiamo realizzato proprio con le testimonianze raccolte questa primavera nella penisola ellenica

Qualche giorni fa è venuto a trovarci in studio Ali, un giovane afgano rifugiato politico nel nostro paese. Nel 2006, dopo aver attraversato l’Iran e la Turchia, Alì ha raggiunto la Grecia, insieme a un gruppo di amici fuggiti come lui dalla guerra. Arrivato a Patrasso, Ali è riuscito dopo svariati tentativi a nascondersi in un traghetto e a raggiungere un porto italiano. I suoi amici invece sono rimasti intrappolati in Grecia. Ali ha ottenuto l’asilo in Italia e questo inverno ha deciso di tornare in Grecia per qualche giorno, a trovare i suoi compagni. Ci siamo ritrovati intorno a un microfono a parlare della situazione che ha trovato dall’altra parte dell’Adriatico. “Le cose mi sembrano molto peggiorate” ci ha detto “quasi tutti i miei amici non riescono a trovar eun lavoro e chi lavora lo fa di notte, per dieci, dodici ore, e guadagna al massimo 400 euro al mese”. Non solo. La vita dei migranti sta diventando sempre più impossibile anche a causa delle violenze perpetrate da squadre di neo-fascisti che se ne vanno in giro ad aggredire chiunque abbia un viso da “straniero”. “Volevo ragigungere un mio amico, ho provato a chiamarlo al telefono più volte ma non mi rispondeva mai; alla fine mi ha risposto il suo coinquilino e mi ha detto che era in ospedale. Era andato al supermercato e quando è uscito dal megozio è stato circondato da dei giovani che lo hanno picchiato brutalmente”.

Con l’acuirsi della crisi economica e sociale, in Grecia si assiste ad un aumento delle violenze razziste. Dopo le stragi di maggio ad Atene, le aggressioni a danno dei migranti hanno causato la morte di un giovane ragazzo bengalese, diversi episodi sono avvenuti ad Igoumenitsa, uno dei porti dell’Adriatico: a maggio la polizia e alcuni cittadini hanno fatto irruzione nella collina dove vivevano centinaia di migranti in baracche di fortuna, aggredendo i migranti; poi, qualche settimana dopo, a inizi giugno, la polizia ha distrutto il campo. Anche a Patrasso, l’altro porto dell’Adriatico dove vivono molti migranti nell’attesa di imbarcarsi su un traghetto alla volta dell’Italia, si sono registrate numerose violenze e arresti: in questi giorni la polizia ha arrestato gli stranieri che facevano la fila di fronte al camper dei volontari dell’organizzazione Medici del Mondo e li ha condotti ad Atene, dove poi sono stati rilasciati. Una pratica molto diffusa negli ultimi mesi: le autorità arrestano e trasferiscono i migranti per farli scomparire temporaneamente. Le violenze, in queste città, non sono solo perpetrate dalle forze dell’ordine, ma anche da squadre fasciste, come ci hanno raccontato alcuni ragazzi palestinesi che vivono ad Atene: “Stavo andando dal barbiere con un amico, stavamo camminando per strada, quando è arrivato un gruppo di 200 fascisti” spiegano “Ci hanno minacciati, la polizia stava lì e non ha fatto nulla. Non ci hanno aggrediti fisicamente perché abbiamo trovato un riparo, però ci hanno minacciato e questo succede spesso”.”I fascisti possono fare quel che vogliono”, continua uno dei ragazzi, “Il governo, la polizia li appoggia”. Il clima di tensione, come già raccontava Ali all’inizio della puntata, aumenta settimana dopo settimana. In questi giorni a piazza Syntagma, mentre alcune organizzazioni di migranti organizzavano una serie di eventi, i neo-fascisti sono arrivati, non hanno potuto aggreddire chi stava in piazza ma sono rimasti li’, a cantare inni razzisti. La condizione psicologica dei migranti e dei rifugiati intrappolati in Grecia, senza documenti e senza un minimo sostegno da parte dello Stato, peggiora giorno dopo giorno, come ci ha raccontato un altro ragazzo palestinese.”La gente impazzisce, c’è chi non esce di casa per più di dieci giorni, molti sono malati. Alcuni di loro parlano da soli. Questo governo è terribile, preferisco vivere sotto il governo israeliano. Ho fatto un grosso errore a venire qui. Ho trovato soltanto un enorme carcere a cielo aperto, dove sono rinchiuso da quattro anni”. Hala, una donna siriana che vive dal 1991 in Grecia, ha visto la situazione cambiare nel corso degli anni. “Quando sono arrivata le persone erano molto aperte, la gente ci dava una mano, ci accoglieva. Ora la situazione è cambiata”, racconta. Le principali ragioni per lei sono due: la crisi economica e la stampa. “I media hanno fatto una campagna anti migranti” racconta. “C’è stato un accanimento mediatico, tutti i giorni nei giornali si parlava di aggressioni o furti commessi da migranti. Il migrante è diventato un criminale. La gente vuole vedere le cose in modo semplice, non vuole pensare, deve essere tutto o nero o bianco. Preferiscono credere a questo piuttosto che pensare alla crisi economica, che è la vera causa del loro male di vivere”.

I controlli ai porti dell’Adriatico, sia dalla parte greca che da quella italiana, si sono fatti sempre più serrati, e sempre più spesso accade che i migranti tentino l’attraversamento del mare in barche di fortuna, invece che nascondendosi a bordo dei traghetti. La stessa cosa accadeva alla fine degli anni ’90, in quegli anni però era la popolazione albanese a emigrare. 14 anni fa, esattamente il 28 marzo del 1997, nel Canale di Otranto una barca, la Kater I Rades, con a bordo 150 migranti di origine albanese, veniva speronata e affondata dalla nave Sibilla della Marina militare italiana. Furono in 108 a perdere la vita. questo 28 giugno c’è stato il secondo appello del processo riguardo ai comandanti delle navi, quello stesso giorno le reti antirazziste pugliesi hanno indetto un presidio davanti al Tribunale di Lecce, per ricordare quella strage e solidarizzare con i familiari delle vittime ma anche per denunciare il clima razzista che si vive oggi in Italia, e che potrebbe fare sì che in futuro avvengano altre tragedie del genere.

Ospiti della puntata: Bobo Aprile, Antirazzisti brindisini. Ali, Laboratorio 53. I migranti di piazza Syntagma

In redazione: Ciro Colonna

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

passpartù@amisnet.org

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N.B. Questa era l’ultima puntata prima della pausa estiva. Chi volesse incontrare la nostra redazione, potrà farlo nei prossimi giorni, a Roma. Venerdi 1 luglio e lunedi’ 4 luglio presentiamo, nel quadro del No border Fest, “Attraverso il deserto e il mare”, il documentario che abbiamo realizzato insieme ad Active Vision, un gruppo di media attivisti israeliani, che racconta le storie dei profughi che attraversano il Sinai e l’Adriatico. L’anteprima sarà presentata venerdi 1 luglio alle undici del mattino alla Provincia di Roma e alle sette di sera allo Strike, a via Umberto Partini 21, in zona Casal Bertone. La replica sarà il 4 luglio alla Città dell’Utopia, a Ostiense, alle sette e mezzo di sera. Infine, a metà luglio, uscirà sul sito di Amisnet il nostro audio-documentario sui profughi in Grecia, dalla regione di Evros, ai confini con la Turchia, fino ai porti di Patrasso e Igumenitsa, sull’Adriatico. Buona estate a tutti, ci ritroviamo a settembre sulle stesse frequenze. Ciao!

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