Strage di Kater I Rades: arriva la nuova sentenza

Sarà emessa il 28 giugno dal Tribunale di Lecce la sentenza riguardo alla vicenda della Kater I Rades, la nave albanese che quattordici anni fa fu speronata da un’imbarcazione della Marina militare italiana, causando la morte di 108 persone. Per l’occasione le realtà antirazziste pugliesi hanno promosso una mobilitazione davanti al tribunale, per ricordare quella strage e per denunciare il clima razzista di oggi.

Era il 28 marzo del 1997, quando nel Canale di Otranto una barca con a bordo 150 migranti albanesi veniva speronata e affondata dalla nave Sibilla della Marina militare italiana. Furono in 108 a perdere la vita. Dopo otto anni arrivò la prima sentenza, il Tribunale di Brindisi  condannava a due anni di reclusione il comandante della “Sibilla” e a due anni il comandante della motovedetta albenese, mentre grande assente sul banco degli imputati fu lo Stato italiano, rappresentato dal governo Prodi, “governo che” ricorda ai nostro microfoni Bobo Aprile, degli Antirazzisti Brindisini “permise in quel clima di contrapposizione agli immigrati la dichiarazione dello stato di guerra contro le barchette albanesi”. Oggi gli avvocati che patrocinano gli interessi dei familiari delle vittime sono preoccupati che quel giudizio venga modificato e che la sentenza del 24 giugno possa scaturire in un’assoluzione per lo Stato italiano e la Marina per quella strage. “I timori provengono dalla requisitoria della Pubblica Accusa” ha spiegato la Rete Antirazzista pugliese “che ha lasciato insoddisfatte le parti civili, ma anche dal clima politico attuale che vede a livello nazionale forze come la Lega fare della lotta all’immigrazione clandestina il cavallo di battaglia e leva di ricatto nei confronti del traballante governo Berlusconi”.Oggi, a distanza di quattoridici anni, le attraversate dei migranti in quella parte di mondo continuano, lontane dai riflettori e i microfoni dei giornalisti italiani. Come abbiamo denunciato più volte nel nostro programma radiofonico Passpartù, ogni giorno decine di persone in partenza dalle coste greche e turche tentano di raggiungere l’Italia e quotidianamente avvengono respingimenti da parte delle nostre autorità. “A distanza di quattoridici anni, sembra che nulla sia cambiato e le politiche di oggi, come l’ultimo decreto che prolunga il tempo di detenzione nei Cie fino a diciotto mesi, sono in piena sintonia con quello che si fece con gli albanesi alla fine degli anni ’90”. conclude Aprile.La mattina del 28 giugno di fronte al Tribunale di Lecce ci sarà un presidio di solidarietà ai familiari delle vittime albanesi della Kater I Rades, ma anche in solidarietà con tutti i migranti che subiscono atti di razzismo nel nostro paese e in segno di denuncia con la politica dei respingimenti in mare voluta dal nostro Governo.

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