Grecia: 48 ore di blocco per fermare i tagli

Grande attesa in Grecia alla vigilia dello sciopero generale di 48 ore indetto dai sindacati e della due giorni di mobilitazioni previste in concomitanza del voto del parlamento sul nuovo piano di tagli approvato dal governo. Domenica, a Piazza Syntagma, dove prosegue il presidio permanente, sono affluite centinaia di persone per protestare contro la nuova riduzione dei salari e la svendita del patrimonio pubblico previsto dal piano in ottemperanza alle richieste della Commissione euopea, della Bce e del FMI. Una realtà estremamente variegata quella che da settimane tiene sotto assedio il parlamento di Atene e che spazia dai nazionalisti di destra, indignati per le ingerenze europee nella politica interna, ai movimenti dell’estrema sinistra insieme alle organizzazioni della società civile, i pensionati e la gente comune, che passa in piazza per dare il suo sostegno. Sabato a piazza Syntagma è anche confluito il festival anti razzista, appuntamento annuale che si svolge in Grecia da quasi 20 anni e che ha deciso di spostarsi al centro delle mobilitazioni per sottolineare il legame tra la crisi e le politiche securitarie a danno dei migranti. Diventato una sorta di limbo per i migranti che tentano di raggiungere la Germania, la Francia o la Gran Bretagna, la Grecia ha intensificato negli ultimi anni le misure di controllo e repressione ai danni degli stranieri. Una strategia che oltre a rendere sempre più difficile la vita di centinaia di persone ha finito per fomentare, come sottolineato al festival anti razzista, gli episidi di xenofobia, che negli ultimi mesi sono aumentati di pari passo con l’esacerbarsi della crisi. In attesa del corteo di domani, che dovrebbe concludersi con un gigantesco concentramento davanti alla sede del parlamento, le forze di polizia si sono disposte negli punti strategici della capitale. Una città militarizzata, racconta Ciro Colonna da Atene, con centinaia di agenti pronti ad intervenire nell’evenienza.

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