Passpartù 37: Il Governo fa la festa… al rifugiato

Il 20 giugno, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, in tutta Italia sono state promosse molte iniziative per discutere, confrontarsi e fare luce su una realtà di cui si sa ancora troppo poco. Mentre ci si preparava ai festeggiamenti, il nostro Governo approvava un decreto legge che rivede la politica sull’immigrazione e stringeva un accordo con la Libia per il rimpatrio dei migranti.

Secondo il rapporto Global trend 2010, presentato il 20 giugno dall’Unhcr, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, sono quasi 44 milioni i rifugiati del mondo. Solo diecimila di questi, nel corso del 2010, hanno fatto richiesta di asilo nel nostro paese. Nonostante i numeri siano esigui, l’Italia fatica ad accogliere queste persone. Emblematico è il caso della stazione Ostiense, a Roma: qui da anni arrivano centinaia di profughi, provenienti soprattutto dall’Afghanistan. Nonostante la situaizone sia conosciuta da tutti, le istituzioni non hanno mai offerto a queste persone un’accogliwnza degna di questo nome. Gli unici a occuparsi di questi ragazzi, che sono per la maggior parte minorenni e in possesso di protezione internazionale, sono associazioni di volontari e singoli cittadini. Da due mesi vicino alla stazione è stata allestita una tendopoli, ma di soluzioni definitive non se ne vede traccia. “E’da tempo ormai che chiediamo alle istituzioni di realizzare un centro di protezione e tutela in quest’area” ha dichiarato ai nostri microfoni Medu, l’ong di medici che sta offrendo cure agli abitanti della tendopoli “ma fino ad oggi non ci è arrivata nessuna risposta”. Oltre al danno, la beffa: accanto alla tendopoli si trovano le strutture dell’ex Air Terminal, oggi abbandonate a se stesse, che potrebbero essere riconvertite in un esempio di accoglienza per i rifugiati, accoglienza che, d’altronde, il nostro governo è obbligato a fornire. La sera del 20 giugno, nel corso della giornata mondiale del rifugiato, un cappello di associazioni ha invitato i cittadini di Roma a partecipare a un incontro in solidarietà con i profughi, proprio nel terreno dove sorge la tendopoli, di fronte all’ex Air Terminal di Ostiense. Un’occasione importante per conoscere una realtà che esiste ormai da troppo tempo nel cuore di Roma e per lottare a favore di standard di accoglienza dignitosi.

Secondo la normativa nazionale e le convenzioni internazionali, i rifugiati non solo hanno diritto a un’accoglienza primaria, ma devono anche essere sostenuti nel loro processo di integrazione; purtroppo però sono ancora troppo poche le realtà che si occupano veramente di farlo, una di queste è la Liberi Nantes, l’associazione che da sempre si batte per il diritto allo sport, organizzando tornei di calcio, rugby e escursioni in montagna. La Liberi Nantes ha trascorso la giornata del 20 giugno come meglio sa fare: giocando a calcio. La festa della Liberi Nantes è stata un momento di incontro giocoso ma anche un’occasione per accendere i riflettori sull’accoglienza che la capitale riserva a rifugiati e richiedenti asilo. Lo stesso giorno, centinaia di chilometri più a sud, in Sicilia, i richiedenti asilo che si trovano all’interno del centro di accoglienza di Mineo, in provincia di Catania, sono scesi in piazza. Non era la prima volta che queste persone manifestavano, per denunciare le condizioni di vita all’interno del centro di accoglienza più grande d’Italia e per chiedere alle istituzioni di esaminare le loro richieste di asilo. La loro voce è stata amplificata anche in questa occasione dalla Rete antirazzista catanese, che il 20 ha promosso numerose iniziative, mirate a informare i cittadini su quello che accade a chi si torva all’interno del Mineo. All’interno della struttura oggi, secondo la rete antirazzista, si trovano centinaia di persone, secondo alcune fonti duemila. Probabilmente il centro, che è stato costruito in nome dell’emergenza a seguito delle rivolte in Maghreb, e che oggi ha una struttura giuridica ibrida, continuerà a funzionare anche in futuro.

Mentre in diverse città italiane ci si preparava a commemorare la giornata del rifugiato, il 17 giugno a Napoli il nostro Ministro degli esteri Franco Frattini annunciava i contenuti del nuovo accordo firmato con il Comitato nazionale transitorio della Libia. L’intesa è volta a “prevenire e contrastare il flusso di immigrati irregolari”. Riprenderanno insomma i respingimenti in mare che l’Italia effettuava ormai dal 2009? Con tutta probabilità si. Nel frattempo respingimenti ai porti avvengono su tutta la costa adriatica, lontano da microfoni e riflettori. Si tratta dei giovani che quotidianamente vengono rimandati in Grecia dall’Italia. Provengono dall’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran, ma anche dal Corno d’Africa e dall’Africa del Nord. Aldilà di poche associazioni che si battono per i diritti dei migranti e alcuni mezzi di informazione locali, queste pratiche illegali vengono ignorate da tutti. Una realtà che l’Ambasciata dei diritti di Ancona ha voluto ricordare anche quest’anno, con iniziative promosse nei pressi del porto.

Il 16 giugno il nostro Consiglio dei Ministri ha approvato un nuov decreto legge sull’immigrazione. La normativa prevede l’espulsione immediata per tutti gli stranieri non in regola e il prolungamento del tempo di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione da sei a diciotto mesi, una norma in linea con la direttiva europea 115 del 2008 sul rimpatrio, che prevede appunto la possibilità che il termine massimo per il trattemimento arrivi a diciotto mesi, e che proprio per questo è stata bollata da molti come “direttiva della vergogna”.”Se è vero che la misura è prevista dala direttiva europea” ha commentato Gianfranco Schiavone, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, è anche vero che la stessa direttiva prevede tante altre misure che dovrebbero bilanciare questo aspetto, ma il governo italiano non segue queste altre indicazioni”. Insomma, secondo l’Asgi l’Italia sta facendo orecchie da mercante, strumentalizzando la normativa europea e recependo solo quello che le fa comodo.

Ospiti della puntata: Roseli Petry, Alfonso Di Stefano, Gianluca Di Girolami, Fabrizio Falconara, Gianfranco Schiavone

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

passpartù@amisnet.org

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