Cie: “In Italia si strumentalizza la direttiva rimpatri”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che prevede il prolungamento del tempo massimo di trattenimento dei migranti nei Centri di identificazione ed espulsione da sei a  diciotto mesi. Una norma prevista dalla direttiva europea sui rimpatri come misura eccezionale, che in Italia rischia di divenire la prassi ordinaria.
Il decreto legge, annunciato dal premier silvio Berlusconi e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, triplicherà il tempo di permanenza massimo previsto fino ad oggi in queste strutture, una norma in linea con la direttiva europea 115 del 2008 sul rimpatrio, che prevede appunto la possibilità che il termine massimo per il trattemimento arrivi a diciotto mesi, e che proprio per questo era stata bollata da molti come “direttiva della vergogna”.
“Se è vero che la misura è prevista dala direttiva europea” commenta Gianfranco Schiavone, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, è anche vero che la stessa direttiva prevede tante altre misure che dovrebbero bilanciare questo aspetto, ma il governo italiano non segue queste altre indicazioni”. Insomma, secondo l’Agi l’Italia sta facendo orecchie da mercante, strumentalizzando la normativa europea e recependo solo quello che le fa comodo. “La direttiva prevede un meccanismo di gradualità e proporzionalità dei provvedimenti esplusivi” spiega Schiavone “oltre a molte garanzie per lo straniero, come l’incompatiblità tra le misure di carattere amministrativo e le sanzioni penali, che l’Italia ancora non segue. Da noi si è continuato ad alternare il carcere ai Cie ed è dovuta intervenire la Corte di giustizia a dichiarare l’illegalità di questo comportamento”.
Secondo l’Asgi il decreto legge esaspera la direttiva europea, che prevede il trattenimento di diciotto mesi si adotti come “extrema ratio”, dopo che allo straniero sia stata offerta la possibilità di aderire a un programma di rimpatrio volontario e seguendo misure di attenzione alla tutela della dignità della persona. “La direttiva rimpatri prevede che il trattenimento sia sempre strettamente finalizzato a realizzare l’espulsione e che l’amministrazione deve metta sempre in atto tutte le azioni possibili per realizzarla” conclude Schiavome “se non ci sono le ragioni per trattenere la persona o se il rimpatro non è possibile il trattenimento deve cessare in qualsiasi momento, anche molto prima dei diciotto mesi. E’ una regola straordinaria, che il nostro governo vuole fare diventare prassi”.

 

One Comment;

  1. Indomita said:

    Le direttive e leggi comunitarie sono del tutto inefficaci e non avranno vita lunga. Il vento della rivolta contro l’invasione comincia a soffiare forte in tutta Europa. Si tratta solo di capire quanti anni serviranno prima che il parlamento Europeo approvi le leggi necessarie per rimandare a casa questi invasori.

Comments are closed.

Top