Verso il 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato

Il 20 giugno si festeggia la giornata mondiale del rifugiato. In Italia singoli cittadini, migranti, associazioni hanno deciso di festeggiare l’evento, con mostre, torneo di calcio, concerti, ma anche con incontri e mobilitazioni per denunciare le condizioni in cui vivono molti rifugiati nel nostro paese.

La giornata mondiale del rifiugiato cade in un periodo storicamente importante per le questioni migratorie, con il Ministro degli Esteri Franco Frattini che afferma che “i ribelli libici hanno detto che manterranno gli impegni internazionali”, riferendosi ai famigerati accordi italo-libici, che dal 2009 hanno bloccato sull’altra sponda del Mediterraneo migliaia di rifugiati, per lo più provenienti dal corno d’Africa, transitati dalla Libia per raggiungere l’Europa.
Nel paese libico, come ben sanno le autorità italiane ed europee, molti migranti e i rifugiati vivono in condizioni disumane, rinchiusi per periodi indeterminati in severe carceri e a volte addirittura deportati nel deserto. Dall’inizio della guerra in Libia, molti di questi profughi si sono spostati in Tunisia, nei campi allestiti lungo la frontiera, nella speranza finora mai raggiunta di beneficiare del programma di reinsediamento dell’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni) e di raggiungere un posto sicuro, finalmente.

Chi invece riesce ad attraversare il mare e ad arrivare in Italia deve fare i conti con le autorità italiane, che sembrano fare di tutto per complicare il loro quotidiano, come denunciano le reti anti-razziste siciliane, che seguono da mesi il caso del Mineo, in provincia di Catania, dove un mega centro per richiedenti asilo è stato allestito negli alloggi dei militari di Sigonella. Fatti venire direttamente da Lampedusa o dai diversi centri disseminati su tutto il territorio nazionale, i profughi che si trovano oggi in questa struttura probabilmente dovranno aspettare molti mesi, se non anni, per vedere la loro richiesta di asilo esaminata dalla commissione incaricata di farlo.

Sull’altra costa invece, sull’Adriatico, ogni giorni migranti e profughi provenienti dalla Grecia in cerca di un riparo vengono immediatamente rinviati indietro dalle forze di polizia, senza nemmeno potere accedere ai servizi offerti dal Cir (Centro italiano per i rifugiati) presente all’interno dei porti. Stessa sorte spetta a chi raggiunge in barche di fortuna le spiaggie del sud del nostro paese: anche queste persone sono inviate in Grecia, senza avere la minima prova che abbiano transitato per la penisola ellenica in precedenza. Gruppi di migranti e profughi sono cosi’ imbarcati a Brindisi su traghetti di linea, direzione la Grecia.

Brutti tempi, quindi, per i rifugiati. Il 20 giugno sarà l’occasione di ricordarlo, ancora una volta.

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