Sul tetto per liberare Antonio dall’OPG

Da alcuni giorni Rodolfo ed Elisabetta Provenzano, rispetivamente padre e sorella di Antonio, internato nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, sono saliti sul tetto del Dipartimento di Salute Mentale di Ostia per denunciare l’incredibile vicenda del ragazzo.

La storia di Antonio, nella sua unicità, somiglia a quella di centinaia di persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari italiani. Attualmente sono 1500 le persone sottoposte a questa misura, 200 in più del 2010. E una volta che si viene etichettati come persone “socialmente pericolose”, si entra in un  circuito da cui diventa molto difficile uscire. Gli Opg sono l’ultimo residuo manicomiale post-basagliano, veri e propri ghetti in cui non è possibile intraprendere alcun percorso terapeutico e dove spesso mancano le condizioni essenziali di assistenza.

Antonio dovrebbe trovarsi fuori dall’Opg di Aversa. Ha tutte le carte in regola per essere trasferito in una comunità, che è stata già individuata ad Asti, e proseguire il proprio percorso terapeutico in un luogo più consono ed essere gradualmente reinserito nel proprio mondo. Il progetto è pronto, la comunità lo attende, mancano solo le firme del Dipartimento per la Salute Mentale di Ostia, servizio territoriale cui Antonio fa capo e che deve assumersi anche l’onere economico del pagamento della retta alla comunità di Asti. “Fino a pochi giorni fa”, racconta Elisabetta, “la ASL riferiva di non avere i soldi. Ora pare che il problema non sia più questo ma ancora non arrivano le autorizzazioni. Per questo”, continua, “abbiamo deciso di mettere in piedi questa protesta.”

Si stima siano almeno 300 gli internati negli Opg italiani che come Antonio potrebbero uscire perché hanno finito di scontare la propria condanna o per proseguire i propri percorsi terapeutici in altre strutture. A causa delle carenze strutturali ed economiche dei serivizi sanitari territoriali – ma non di rado anche per semplici problemi burocratici, i trasferimenti vengono però bloccati. L’obiettivo della protesta di Rodolfo ed Elisabetta, come si legge anche nel comunicato che hanno diramato, va ben oltre la situazione di Antonio e solleva in pieno il problema dell’esistenza stessa degli Opg, strutture incivili e dannose che andrebbero chiuse. Una lotta portata avanti anche dalla campagna STOP OPG che raggruppa numerose associazioni su tutto il territorio nazionale e che sta provando in ogni modo a portare  all’attenzione pubblica gli stessi temi.

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